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Arzano (Na) – La saracinesca è alzata nonostante il bar sia chiuso al pubblico, il sangue è ancora sul pavimento e ad osservare con rassegnazione e sconforto quel locale che da sette anni rappresenta la sicurezza per sé e la famiglia, ora ridotto a scena di un odioso crimine di camorra, c’è sempre lui, Armando, il titolare del Bar Roxy di via Silone ad Arzano (Napoli), dove ieri sera due sicari della camorra hanno sparato all’impazzata ferendo cinque avventori del bar; tre erano forse i veri obiettivi, mentre su un quarto si stanno facendo accertamenti mentre il quinto era sicuramente un innocente capitato al momento sbagliato.
Era mio zio – racconta Armando – stava prendendo un caffè mentre parlava con mia moglie”. Negli occhi e nelle orecchie Armando ha ancora le immagini e quei suoni forti e freddi degli spari, e non riesce più volte a trattenere le lacrime. “Quando ho sentito gli spari – ricorda con emozione – ho afferrato mia moglie che era con me dietro al bancone e l’ho tirata giù; siamo rimasti così per alcuni interminabili momenti fin quando abbiamo capito che i sicari se n’erano andati. Sul pavimento c’era tanto sangue e i feriti che si lamentavano. Sono scene che non dimenticherò mai. Mia figlia di 23 anni mi ha detto ‘Papà andiamocene da qua e trasferiamoci a Londra’. Certe volte ci penso a mollare tutto, e non perché qui succedano spesso queste cose; anzi va detto che episodi del genere non ne sono mai accaduti da quando ho rilevato il bar sette anni fa, eppure la presenza di certi criminali si sente e si vede. Purtroppo comandano loro e dallo Stato ci sentiamo abbandonati. Eppure non posso mollare, anche perché qui c’è tutta la mia vita. E poi ieri sera tutti i miei amici e le persone che mi conoscevano sono venuti al bar a darmi forza”.
Alcuni clienti si fermano per prendere un caffè. “E’ chiuso, tornate domani” dice Armando; un signore anziano, che da anni prende il caffè al Bar Roxy, si dice “molto preoccupato; speriamo non si torni a sparare tutti i giorni come alcuni anni fa. Questo territorio ha bisogno di pace”. Attorno al bar non c’è quasi nessuno, qualche residente del palazzo dove sorge il locale è affacciato al balcone. “Cosa le posso dire? Abbiamo sentito gli spari, ci vorrebbero più forze dell’ordine. Intanto ci resta la paura”.
Tanti in zona vogliono bene ad Armando, “perché – dice un altro anziano – è sempre gentile e poi è un grande lavoratore”.
Quella di Armando è una normale e onesta famiglia che si trova ogni giorno ad aver a che fare con criminali che non hanno nulla da perdere. Il bar si trova in una zona residenziale, dove vi sono dei parchi, ma a poche centinaia di metri c’è il degradato complesso della 167, dove vi è una delle note piazze di spaccio controllate dalla camorra. “Io ho sempre lavorato – prosegue Armando – perché i miei genitori questo mi hanno insegnato. Mi sono sposato a diciotto anni e oggi che ne ho quaranta sono già padre di tre figlie di 23, 17 e 4 anni. Nella mia vita ho sempre fatto sacrifici senza mai avere un solo problema con la giustizia. Comprai il bar dopo quindici anni passati a fare il corriere per Bartolini, un periodo in cui ho rimediato anche varie ernie. Pensavo di essermi messo a posto, eppure in queste zone non sei mai al sicuro, e la voglia di andare avanti ogni tanto passa”.