“Guido l’ambulanza, portatemi in ospedale o vi sparo”: follia nel rione della camorra

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“Devo andare al Loreto Mare, l’ambulanza la guido io. Portatemi al Loreto altrimenti vi sparo”. Così un detenuto sottoposto agli arresti domiciliari ha “invitato” martedì sera 13 agosto i sanitari del 118 ad accompagnarlo in ospedale in seguito a un presunto incidente stradale in cui sarebbe rimasto vittima. Circostanza questa che se dovesse essere riscontrata dalle forze dell’ordine andrebbe ad aggravare ancora di più la posizione dell’uomo.

Quest’ultimo è residente in via Sorrento nel rione Villa a San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, zona dove è in corso, nonostante la pressione delle forze di polizia, una guerra per il controllo del territorio tra i clan Rinaldi-Reale e D’Amico-Mazzarella.

Stando alla denuncia della pagina Facebook “Nessuno Tocchi Ippocrate”, da tempo in prima linea per segnare aggressioni a tutela del lavoro, tra mille difficoltà, degli operatori sanitari, l’uomo voleva essere portato al Loreto Mare in quanto aveva una impegnativa del medico di famiglia per visita dermatologica da effettuare presso l’ospedale di via Vespucci.

Al rifiuto da parte della postazione Loreto Mare del 118, il paziente è andato in escandescenza barricandosi dentro al mezzo di soccorso e minacciando di morte l’equipaggio addirittura simulando la presenza di una pistola nella cintola.

L’uomo è stato “accontentato” ma all’arrivo in ospedale ha trovato i carabinieri che hanno fermato il facinoroso. L’episodio è stato poi denunciato dal medico di postazione.

“Quanto avvenuto nella serata di ieri ci lascia ancora una volta senza parole, ma ancor più determinati ad andare avanti nell’equipaggiare il Servizio 118 di Napoli di dash cam e body cam”. Ciro Verdoliva commenta così l’aggressione – fortunatamente non fisica – avvenuta ai danni di un equipaggio del servizio di emergenza nella tarda serata di ieri (martedì 13 agosto 2019) e ricorda che l’ASL Napoli 1 Centro ha impresso un’accelerazione decisiva all’adozione di nuovi sistemi di videosorveglianza a bordo delle ambulanze, ed è solo una questione di tempi tecnici per l’acquisto e il montaggio. “Entro il nuovo anno i mezzi saranno equipaggiati per garantire una maggiore sicurezza a chi si impegna per la salute, ma spesso anche per la vita stessa, dei pazienti”. Una soluzione invocata per anni dai vertici della centrale operativa del 118, che a giusta ragione non ha mai creduto nella militarizzazione del servizio con scorte di guardie private. Ed è sempre Verdoliva a ribadire che “una “militarizzazione” del servizio non servirebbe a nulla, se non ad innalzare il livello dello scontro. Persone che impugnano le armi per sequestrare ambulanze o che sparano in pronto soccorso, certo non si farebbero scoraggiare. Com’è successo ieri, la situazione va gestita con estrema professionalità dal personale medico e infermieristico e con il supporto imprescindibile delle forze dell’ordine che – mai – ci fanno mancare il loro prezioso supporto. Ribadisco – conclude il direttore generale – che l’ASL è pronta a costituirsi parte civile in eventuali processi penali e garantire il supporto legale ai dipendenti, chi attacca un dipendente attacca tutta la squadra e mette a rischio la salute dei cittadini”.