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Napoli – «Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti per qualcosa, bisogna morire». 

Queste le ultime parole che Antonio De Cutis, in arte Totò, disse ai medici la notte prima della sua morte. Ci si potrebbe fermare qui per capire la grandezza di quest’uomo, ma soprattutto perchè basta pronunciare il suo nome affinché ognuno vada immediatamente con la memoria agli innumerevoli lavori, e non solo, che hanno reso immortale questo attore. 

Eppure, pare incredibile ai più sapere che il principe della risata, scomparso esattamente 52 anni fa, è stato omaggiato maggiormente dopo la sua morte che quando era in vita, spesso preso di mira dai critici a lui contemporanei. 

Attore simbolo dello spettacolo comico in Italia e uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani. Drammaturgo, poeta, paroliere e cantante: il Principe della risata. Le sue opere rimarranno senza tempo e piacevolissime. Così come la sua straordinaria generosità, solidarietà, bontà d’animo, carità cristiana e l’amore viscerale che nutriva per la sua adorata città, Napoli. Una comicità rivoluzionaria e una capacità di raccontare la città partenopea in un modo così incredibilmente diverso da come viene rappresentata oggi. 

La Napoli di Totò non era vittimista, non piangeva sempre, ma era il luogo dell’umorismo, della gioia vitale che esonda da ogni piccolo pretesto. Perché è proprio questa l’altra grande lezione di Totò: si può ridere di tutto. Basti pensare che ha cominciato a fare il comico sotto il fascismo, senza mai censurarsi. Il regime non gli metteva paura: pensava che ogni tipo di potere andasse sbeffeggiato, qualunque esso fosse. 

Quando i film di Totò vengono ritrasmessi, specie sulle reti televisive campane, strappano spesso un sorriso, pur trattandosi di pochi ripetuti ad libitum e soprattutto ci ricordano che un tempo si rideva e di gusto anche senza volgarità. 

Totò, Napoli il 15 febbraio 189 – Roma il 15 aprile del 1967.