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Napoli – Ha osservato il mondo con curiosità, ha anticipato pensieri e massime della quotidianità rimanendo ancorato alla sua amata città, Luciano De Crescenzo se n’è andato via esattamente un anno fa, eppure, non ha mai realmente abbandonato i vicoli e i quartieri di Napoli.

Il suo ricordo riecheggia in ogni via e le battute del suo capolavoro “Così parlò Bellavista” rimbalzano da un cittadino all’altro ogni giorno. A testimonianza della sua ancora viva presenza oggi è stato inaugurato un murales in sua memoria dal titolo “O pallone miez ‘e macchine”, opera di Michele Quercia e Francesca Avolio.

A ricordarlo c’è anche l’amico di vita e di scena Benedetto Casillo che si è lasciato andare a confidenze e ricordi con Anteprima24.

Eravate molto amici tu e Luciano De Crescenzo, qual è Il primo ricordo che ti viene in mente di lui?

“Appena mi vedeva mi diceva ‘Jammc a piglià o’ caffè’ e subito dopo “Abbiamo fatto una bella cosa” riferendosi al film “Così parlò Bellavista”. Gli sono stato accanto gli ultimi giorni, ci siamo frequentati intensamente e, anche se non stava molto bene, manteneva sempre una grande gentilezza d’animo”

Ti manca molto?

“Non mi mancano le sue battute, i suoi pensieri, perché tutti me lo ricordano costantemente. È entrato così profondamente nel vivere quotidiano che, per me, è sempre presente. Ciò di cui però sento ancora la mancanza è il suo sguardo capace di esprimere e riflettere ogni sentimento”.

A un anno esatto dalla sua morte com’è cambiato il mondo della cultura a Napoli?

“Il mondo della cultura è cambiato moltissimo. In primis perché ha perso De Crescenzo e poi a causa della pandemia. L’impressione è che il tempo si sia fermato esattamente alle ultime battute dello spettacolo teatrale “Così parlò Bellavista” che abbiamo portato sul palcoscenico. Ad oggi, come diceva Luciano, Napoli con tutti i suoi difetti è l’unico modo per andare avanti. Per ripartire da qui”.

Chi sarebbe stato De Crescenzo al tempo del Coronavirus?

“Luciano ha sempre pensato una cosa: il tempo non esiste perché ieri è già passato e domani non è ancora arrivato. L’importanza e l’astrattezza del tempo erano due concetti già suoi. Il De Crescenzo al tempo del Covid avrebbe sicuramente insegnato a riempire il tempo che, come diceva spesso, bisognava allargare. Ecco, lui non c’è, eppure i suoi insegnamenti ci sono sempre, ritornano di continuo”.

Se Bellavista potesse parlare, ad oggi, cosa direbbe?

“Sarebbe sicuramente ironico nel commentare la frase divenuta un motto in questa pandemia, ‘Andrà tutto bene’ e sicuramente direbbe ‘e se andava male che succedeva?’. La speranza ad oggi è che, dopo aver toccato il fondo, si possa solo risalire”.