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Napoli – Temperature roventi in queste ore a Palazzo San Giacomo. E il caldo stavolta c’entra poco. L’ondata bollente la porta il sindaco di NapoliLuigi de Magistris con la decisione di scendere in campo apertamente con il nome del suo candidato sindaco per le prossime comunali. Come uno scoppiettante falò di mezza estate, l’annuncio è messo in calendario per Ferragosto.

“Nelle prossime settimane bisognerà mettere in campo un’iniziativa per le future amministrative. A stretto giro come esperienza napoletana che ha governato nove anni, dovremo proporre un nostro nome alla città” dice l’ex pm senza fare nomi e cognomi che però già trapelano tra i suoi fedelissimi.

Si punta su Alessandra Clemente, assessore e nipote di Sandro Ruotolo, eletto senatore con il sostegno del sindaco e del Pd. Un nome che al contrario di quanto ha sempre predicato de Magistris sarebbe però divisivo nel suo movimento: c’è infatti un’ala di deMa in netto contrasto con quella capeggiata dalla Clemente che da sempre dialoga sottotraccia (e non) con i dem, anche in vista delle prossime elezioni regionali.

La scelta del sindaco di indicare un nome arriva tra l’altro senza che vi sia stato un confronto nell’Assemblea deMa su questo. E parallelamente ad un altro annuncio del primo cittadino, sempre di queste ore: quello di candidarsi alle Politiche 2023. Mentre nulla ancora invece de Magistris ha dichiarato sul suo voto e appoggio alle regionali.

Ecco che allora quella dell’ex pm sembra a tutti gli effetti una seconda operazione Palmieri: quando de Magistris avanzò la candidatura dell’assessore alla Scuola, Annamaria Palmieri per poi invece convergere su Ruotolo. Il nome indicato dal sindaco per le prossime comunali servirebbe così nello scacchiere politico – che vede strettamente legate regionali-comunali-futuro politico di de Magistris – per tornare a contare nelle trattative ora che la partita per la Regione è agli sgoccioli e in vista della fine del mandato.

Sfruttando il suo non schierarsi apertamente con nessuno a queste regionali per giocare su più tavoli, quello del Pd quanto quello dei Cinque Stelle, calando la carta del suo candidato sindaco. Obiettivo: garantirsi un posto in Parlamento o a Roma.