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Napoli – Vincenzo De Luca, voto 9. Ha vinto le elezioni durante la pandemia, emergendo come protagonista social globale. Le sue dirette sono state viste, riviste e condivise in tutto il mondo, grazie alla sapienza di Gualfardo Montanari, spin nel fianco dello “sceriffo” e gran ciambellano della comunicazione deluchiana. Il discorso in consiglio regionale del 30 aprile, con le urla rivolte all’opposizione, la frase “io parlo da uomo” e il faccione bianco a 5 centimetri dalla telecamera ha chiuso i giochi. Mai nominati Caldoro e CiarambinoDe Luca si è divertito a sfottere Salvini, che è stato al gioco e ha guadagnato visibilità, e Zingaretti, che voleva a tutti costi la sua testa e ora se lo ritrova dominatore del Pd.

Stefano Cartoro, voto 8. Il cartonato di Caldoro, idea della sorella Alessandra Cartoro, ha dato un tocco di simpatia a una campagna elettorale tra le peggiori della storia della comunicazione italiana. Qualcuno pensa di candidarlo a sindaco di Napoli: meglio la sua faccia di cartone che certe facce di bronzo che si propongono.

Armando Cesaro, voto 7-. Era partito bene, con il gesto nobile del passo di lato, sgambettato da Salvini con l’ok di Caldoro. Poi non ha resistito al richiamo della faida e si è impelagato in una lotta con Fulvio Martusciello per la conquista delle macerie di Forza Italia.

Fratelli d’Italia, voto 6. I meloncini campani puntano a diventare il primo partito del centrodestra in Campania. Hanno messo su una lista discreta, se riusciranno a superare Forza e Italia e Lega a Napoli potranno rivendicare il candidato a sindaco.

Lega, voto 5. Salvini si è preso insulti e pomodori a raffica pur di trainare la lista, ora tocca ai candidati raggiungere l’obiettivo minimo fissato al 10%. Se il carroccio va sotto questa percentuale, salteranno molti dirigenti locali. Nicola Molteni da Cantù, coordinatore regionale del Carroccio, presenterà al capo la lista dei promossi e dei bocciati.

Stefano Caldoro, voto 4. Si è trasformato nel gemello astioso e antipatico del Caldoro che conoscevamo: ha pronunciato più insulti in questi ultimi 30 giorni che nel resto della sua esistenza, spesa all’insegna della sobrietà e dell’argomentare politico. Contenuti zero, proposte sottozero, una valanga di attacchi a De Luca che hanno reso lo “sceriffo” ancora più popolare. La dichiarazione pro-De Magistris è stato il colpo di grazia. Il suo spin storico, Gaetano Amatruda, se potesse parlare… ma non può. In compenso, ha fatto un po’ di promozione social a Corrado Ferlaino, che dicono abbia gradito.

Valeria Ciarambino, voto 3. Se ci avesse creduto un po’, poteva sperare di arrivare seconda e diventare il simbolo del grillismo che batte il centrodestra: ha preferito sedersi sui soliti slogan e così non è cresciuta quanto poteva. Proposte zero, programmi sottozero, e nemmeno un cartonato.

Luigi De Magistris: voto 2. Sparito dalla circolazione, è riemerso giusto in tempo per dire che non avrebbe votato per De Luca. Se il sindaco della terza città d’Italia, dopo 10 anni di mandato da primo cittadino, non riesce a eleggere nemmeno un consigliere regionale, significa che non ha costruito nulla, e che la prossima campagna elettorale per il Comune farà tranquillamente a meno di lui.