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Napoli – Fiumi di danaro distribuiti ad amministratori in carica e candidati prima delle varie tornate elettorali per assicurarsi appalti; a raccontarlo è il collaboratore di giustizia Francesco Zagaria durante il processo in corso alla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), in cui è imputato per associazione camorristica insieme all’ex sindaco di Capua Carmine Antropoli, primario dell’ospedale napoletano Cardarelli, che risponde invece di concorso esterno. A Zagaria la Dda  – pm Maurizio Giordano – contesta anche il duplice omicidio, in relazione al contributo reso durante l’agguato mortale avvenuto a Santa Maria Capua Vetere il 31 ottobre 2003 nei confronti di Sebastiano Caterino e Umberto De Falco.

Per le Regionali del 2015 – racconta Zagaria, imprenditore di Casapesenna da anni residente a Capua, che la Dda ritiene colluso con il clan guidato dal boss omonimo Michele Zagariaho speso circa 50mila euro per sostenere la candidatura, in quota Forza Italia, di Lucrezia Cicia (non fu eletta, ndr), compagna di Antropoli; diedi in particolare 20mila euro ad Antropoli in due tranche da 10mila, e gliele consegnai al suo studio. Con gli altri 30mila euro aprii vari comitati elettorali della Cicia, tra cui uno a Portico di Caserta, mi ocucpai dell’affissione di manifesti e organizzai iniziative elettorali. Antropoli mi disse che se avessimo eletto la Cicia in Consiglio Regionale, le cose per me sarebbero andate bene. Ovviamente ero interessato ad avere appalti pubblici con la mia azienda Prisma Costruzioni”.

Le dichiarazioni si incrociano con un’alta indagine della Dda, che ha indagato l’anno scorso Cicia ipotizzando abbia avuto sostegno elettorale dal clan Belforte di Marcianise. Francesco Zagaria, che ha affermato di essere diventato “l’uomo più potente del clan dopo la cattura del boss Michele Zagaria (7 dicembre 2011, ndr)”, e di “comandare a Capua”, ha raccontato di essersi impegnato a procacciare voti anche in occasione anche delle elezioni amministrative di Capua nel 2011 e nel 2016, e di aver avuto come riferimento “per gli appalti pubblici nell’amministrazione capuana” l’ex assessore Guido Taglialatela, anch’egli imputato, cui avrebbe versato varie tangenti; “ho dato a Taglialatela in totale almeno 20mila euro – ha riferito Zagariapagandolo con 1500-2000 euro ogni volta che mi faceva avere qualche lavoro pubblico, come l’asfaltatura di alcune strade, o mi faceva sapere che era stato pubblicato qualche bando di gara”.

Zagaria ha spiegato di aver avuto stretti legami anche con l’altro imputato, l’ex assessore capuano Marco Ricci. Quest’ultimo, ma anche Taglialatela  e Antropoli, racconta sempre Zagaria, gli avrebbero anche chiesto di risolvere in stile camorristico alcune loro faccende personali. “Ricci mi chiese di intervenire a favore del gestore del bar dell’istituto industriale di Capua, che era stato minacciato da Alessandro Zagaria, imprenditore del clan, per conto di Michele Zagaria. Andai da Alessandro Zagaria, che conosco molto bene, gli parlai del fatto che Ricci mi era molto vicino e le cose si misero a posto”.