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Politici regionali di varie consiliature, anche l’ultima, e qualche dirigente di rango della Regione Campania. C’è questo, nell’inchiesta della procura regionale della Corte dei conti sui presunti stipendi d’oro di responsabili di segreteria delle commissioni e dei coordinatori di staff dei gruppi consiliari. Nel mirino, alcune delibere dell’Ufficio di presidenza del consiglio. Tra i destinatari degli inviti a dedurre, l’attuale presidente dell’assemblea, Gennaro Oliviero, il predecessore Rosetta D’Amelio, un ex vicepresidente come Tommaso Casillo (oggi al vertice di Soresa, centrale acquisti della Regione in materia di spesa sanitaria). E altri nomi in sella, nel consiglio di oggi, come Loredana Raia (Pd), Fulvio Frezza (misto), Valeria Ciarambino (ex M5S, oggi misto), Andrea Volpe (Psi), Massimo Grimaldi (Nuovo Psi), Alfonso Piscitelli (Fratelli d’Italia). Tra gli ex consiglieri, Antonio Marciano del Pd, il socialista Enzo Maraio, Ermanno Russo di Fi e l’allora forzista Flora Beneduce. Ad accomunare tutti, il ruolo di componente dell’Ufficio di presidenza del consiglio.

La Guardia di finanza di Napoli si è presentata anche ai dirigenti Mario Vasco, segretario generale delle deliberazioni, Maria Salerno, Direttore Generale risorse umane finanziarie e strumentali, Santa Brancati, Dirigente Segretario Generale e Lucio Varriale, firmatario per Istruttoria, regolarità tecnica contabile e legittimità. I sostituti Procuratori Generali Mauro Senatore e Davide Vitale (coordinati dal procuratore generale Antonio Giuseppone) ipotizzano un danno erariale di quasi 3.7 milioni di euro. L’indagine,  si legge nelle carte, contesta una scelta del Consiglio regionale. Ossia la presunta volontà di creare posizioni dirigenziali, attribuendo “predeterminati e forfettari emolumenti integrativi (parametrati ai livelli dirigenziali), in favore dei cd. coordinatori amministrativi dei gruppi consiliari e dei cd. responsabili di segreteria delle commissioni consiliari”. Secondo la ricostruzione, quindi, si tratterebbe della sostanziale attribuzione economica di una qualifica dirigenziale, a tale personale. Il trattamento sarebbe pari a quello dei titolari di posizione dirigenziale di III livello semplice (80% della retribuzione di posizione del Segretario Generale). Per la Procura contabile, questo sarebbe avvenuto anche in piena violazione dell’obbligo di ricorso, ai fini della concreta determinazione, al contratto nazionale.

Le somme sarebbero state, poi, attribuite “previa istituzione di una figura economicamente parametrata a quella dirigenziale, mediante deliberazioni dell’Ufficio di Presidenza”. Le delibere avrebbero violato una serie di norme. Secondo gli inquirenti, mancherebbe una fonte legislativa statale, eluderebbero un giudicato costituzionale e sconfinerebbero nell’ambito di competenza del legislatore nazionale. In aggiunta, contrasterebbero con il contratto nazionale di lavoro e con la stessa normativa regionale del 2021. La citata sentenza della Consulta è del 2002, e dichiarava illegittime alcune parti di una legge regionale della Campania. La norma colpita, all’epoca istituiva fondi aggiuntivi per finanziare le indennità da versare al personale comandato o distaccato in servizio presso gli staff di Presidenti di commissione, membri dell’Ufficio di Presidenza e dei Gruppi consiliari, e per il personale in servizio presso le strutture organizzative del Consiglio regionale. Tra le persone ascoltate, funzionari regionali che avevano sollevato dubbi sulla scelta. Le perplessità sarebbero state tuttavia ignorate. Una di loro aveva prodotto perfino un dossier. E ai magistrati dichiara: “Ѐ possibile che il mio immediatamente successivo cambio incarico sia conseguenza dell’attività da me svolta”. La Procura sostiene che alcuni dei beneficiari non avrebbero avuto i requisiti mimini, come la laurea o specifiche esperienze professionali. “Le uniche vere funzioni operative dei coordinatori – e cioè l’asserita ragione giuridica per la quale viene loro riconosciuta la cospicua indennità mensile – è gestire il personale del gruppo, una sorta di ‘maresciallo di campo'”. Le figure di staff al centro dell’inchiesta, insomma, sarebbero stati “dei veri e propri segretari politici e giammai vertici apicali di una
struttura di amministrazione attiva”. I  loro compiti? “Esclusivamente basilari quali gestione delle assenze dei subordinati” oppure ordinare materiale di cancelleria. La gestione burocratico-amministrativa, semmai, l’avrebbero lasciata agli altri componenti della segreteria del gruppo. L’inchiesta erariale nasce da un articolo del quotidiano La Repubblica e da una successiva denuncia anonima. Adesso gli intimati, entro 45 giorni, possono depositare nella segreteria della Corte dei conti le proprie deduzioni ed eventuali documenti.

GLI INVITATI A DEDURRE E LE SOMME CONTESTATE
1.Rosa D’Amelio danno contestato pari a 394.855,80;
2.Antonio Marciano 197.427,9;
3.Massimo Grimaldi 566.244 (394.855,8 + 171.389,84)
4.Vincenzo Maraio 98.713,95
5.Flora Beneduce 197.427,9;
6.Ermanno Russo 98.713,95;
7.Tommaso Casillo 98.713,95;
8.Santa Brancati 197.427,9;
9.Lucio Varriale 296.141,85.
10.Gennaro Oliviero 771.254,28;
11.Loredana Raia 85.694,92;
12.Valeria Ciarambino 85.694,92;
13.Andrea Volpe 85.694,92;
14.Fulvio Frezza 85.694,92;
15.Alfonso Piscitelli 85.694,92;
16.Mario Vasco 171.389,84;
17.Maria Salerno 171.389,84.