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Ricordate il presidente De Luca della manifestazione a Roma? Quello che arriva quasi ‘al corpo a corpo‘ con le forze dell’ordine, che bussa al portone del Ministero e non trova nessuno, quello dei lanciarazzi, della politica-politicante, degli attacchi a destra, a manca e al suo partito. Quello del duro confronto col ministro Piantedosi, dei Fondi di Sviluppo e Coesione, delle medaglie messe sul petto per la fine del commissariamento in Campania per la sanità, delle inaugurazioni di ospedali, coi medici che non prendono parte ai concorsi, e delle dirette da migliaia di persone nel periodo Covid quando attaccava tutti e tutto, ministri, presidenti, governatori e chi più ne ha più ne metta. Quello che dà del ‘Pippo Baudo’ a don Maurizio Patriciello.

Bene, è bastata una frase, una stretta di mano, uno sguardo diretto negli occhi ed è sparita quell’immagine. 

E’ bastata una frase, ‘Presidente De Luca, quella stronza della Meloni’, per smontare in un attimo l’ego e quell’alone di intoccabilità del presidente della Regione Campania, creare imbarazzo in chi ha pensato di offendere con un epiteto, rubato da un cellulare ma che ha fatto il giro del mondo, il presidente del Consiglio. Quel ‘Lavora tu, stronza’, non poteva passare sotto silenzio, nè De Luca poteva pensare che non avrebbe mai avuto modo di incrociare nuovamente il presidente Meloni che non ha perso l’occasione per imbarazzare il governatore che, con tutta probabilità, non si aspettava un esordio del genere.

E anche la stretta di mano è stata fugace. De Luca prova a stringere con due mani, la Meloni si allontana senza attendere neanche la risposta al ‘come sta‘, fiondandosi sul resto delle personalità presenti a Caivano e in fila per il saluto al premier.

Pochi secondi, poche parole ma un impatto incredibile. Smontata l’immagine di chi è stato assoluto protagonista, o almeno ha pensato di esserlo, nella comunicazione istituzionale, di chi ne ha avute per tutti lasciando l’idea che nessuno poteva intaccarlo. E poi si assiste al silenzio imbarazzato di chi si trova di fronte l’oggetto delle offese dette a distanza. Viene in mente la stessa immagine quando si parla dei classici ‘leoni di tastiera’, quelli capaci di dire tutto e il contrario di tutto quando sono a distanza e morbidi quando il confronto è diretto, quasi amici e quasi ad apprezzare.

Seriamente parlando, invece, ciò che emerge, e questo arriva anche da ciò che si può analizzare alla luce delle tantissime dirette di De Luca e delle numerose uscite pubbliche coi giornalisti, è un’immagine diversa e onestamente più amara. Il presidente della Regione sembra mostrare maggiore agio quando non c’è contraddittorio, quando va in scena il classico ‘one man show’, quello nel quale può dire tutto contro tutti, tanto non ci sarà reazione se non attraverso sterili comunicati di risposta che lasciano il tempo che trovano. Diventa sfuggente di fronte a confronti diretti e scomodi. Sia che si tratti giornalisti ‘pignoli’, oppure di pari grado che parlano con cognizione di causa trattando gli stessi argomenti. Oppure, infine, che si tratti di Giorgia Meloni.