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Il primo paziente infetto da Coronavirus a Napoli, e per il momento unico, è un avvocato napoletano di 50 anni. Il professionista ha uno studio legale a Napoli e un altro a Milano dove è entrato in contatto con il virus. Recatosi al Cotugno di sua iniziativa è risultato positivo al virus. Ma da quanto ha raccontato a ‘Il Mattino’ è stata una vera e propria odissea ricevere l’assistenza medica necessaria e ha dovuto minacciare addirittura di intraprendere vie legali per avere l’esame del tampone.

Tutto comincia martedì notte quando ha accusato i sintomi di un comune raffreddore: “Martedì notte. Ho visto a casa la partita Napoli-Barcellona, poi ho avvertito i sintomi del raffreddore: un po’ di febbre (massimo 38 e mezzo), occhi lucidi, indolenzimento alle gambe. Ho ripensato a Milano, ai voli in aereo, ai viaggi in metro, agli incontri nei pressi del Duomo”. Qui comincia il calvario dell’uomo che cerca di contattare tutti i numeri verdi ma invano: “Ho chiamato tutti i numeri verde messi a disposizione in questi giorni, ma nessuno mi ha mai risposto. Nessuno. Puoi stare ore al telefono, non ti risponde nessuno. Intanto, il medico curante mi ha consigliato una tachipirina, che mi ha fatto abbassare la febbre”.

Il mercoledì mattina l’avvocato ci riprova e chiama il 118 senza però ottenere risultati: “Chiamo il 118, spiego le mie condizioni e le mie paure, quando sento un ausiliare che si rivolge a un medico e gli dice: “dottore questo è un avvocato”. Ma alla fine si limitano a consigliarmi una tachipirina”. A quest’ennesimo rifiuto l’avvocato non si perde d’animo e decide verso mezzogiorno di recarsi autonomamente al Cotugno: “Mi sono recato con mezzi propri al Cotugno, sono rimasto in attesa assieme a decine di persone e solo dopo aver minacciato denunce penali mi hanno fatto questo benedetto test. Poi sono andato via con una diagnosi interlocutoria e solo leggendo i giornali, ieri mattina, ho capito di essere positivo al corona virus. Ho trovato disorganizzazione e contraddizioni, non è così che si affronta un’emergenza. Se so di essere positivo, lo devo solo alla mia insistenza”.