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Napoli – I lavoratori del personale ATA di Napoli, obbligati ad andare a lavoro nonostante la chiusura delle scuole, sono rimasti al gelo. Queste le pesanti accuse dei sindacati rivolte al Comune di Napoli.

Con il nuovo decreto per fronteggiare l’emergenza Coronavirus le scuole sul territorio nazionale sono chiuse fino al 15 marzo. Ma non per tutti: infatti, secondo le direttive del governo, il personale ATA (amministrativo, tecnico, ausiliario) deve continuare a recarsi a lavoro. E qui nasce il nuovo problema a Napoli. Sembra infatti che il Comune abbia spento tutti i termosifoni, come accade durante l’interruzione natalizia, lasciando quindi i lavoratori al freddo.

A denunciarlo sono i sindacati Cisl Fp, Uil Fpl e Csa, che hanno inviato una nota al vicesindaco Enrico Panini, all’assessore alla Scuola Annamaria Palmieri, e agli uffici competenti, minacciando di rivolgersi all’Ispettorato del lavoro. Secondo i sindacati è un atteggiamento che oltre a ledere i diritti dei lavoratori è anche pericoloso nell’ottica della lotta al Coronavirus, dato che stando al freddo ci si ammala e si indeboliscono le difese immunitarie.

Arriva quindi la denuncia ufficiale dei sindacati per ottenere il ripristino delle “corrette condizioni microclima scuole e nidi comunali”. I sindacati, scrivono Agostino Anselmi (Cisl Fp), Annibale De Bisogno (Uil Fpl) e Francesca Pinto (Csa), denunciano “le condizioni in cui sono costretti a lavorare il personale amministrativo e di supporto nelle scuole nidi comunali all’indomani della sospensione delle attività didattiche. Non comprendiamo su disposizioni di chi, in assenza dei bambini, non vengono accesi i caloriferi tenendo all’addiaccio il personale presente per tutta la durata dell’orario di lavoro. Nel considerare siffatta condizione lesiva della salute sui luoghi di lavoro e discriminatoria rispetto alla platea degli altri lavoratori dell’Ente – conclude la nota – chiediamo oltre all’individuazione dei responsabili, l’immediato ripristino delle condizioni di microclima all’interno delle strutture ove è presente e permane il personale, onde evitare di attivare gli RLS e l’ispettorato del Lavoro di Napoli”.