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Napoli – “Siamo preoccupati perché nonostante si siano verificati casi di contagio non sono stati adottati provvedimenti specifici. Non si tiene conto della presenza di detenuti ultrasessantenni e malati, non si tiene conto del sovraffollamento che non ci
consente di mantenere le distanze”. E’ la fine di marzo quando i detenuti del carcere di Santa Maria Capua a Vetere scrivono una lettera per denunciare le carenze nella gestione dell’emergenza Covid. Da giorni è scoppiata la rivolta nelle carceri. Alla paura si aggiunge la rabbia. Tutti i colloqui sono stati interrotti. Solo in alcuni istituti si tenta di rimediare con le telefonate su Skype e Whatsapp.

Il 19 marzo il primo contagiato di Covid proprio nel penitenziario del casertano. A cui se ne aggiungeranno altri: in tutto si arriverà a 14. E’ il dato che emerge sfogliando le pagine del dossier del garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello. Dietro le sbarre sono 4 i detenuti che contraggono il Coronavirus durante il lockdown. A cui si aggiungono 3 positivi del personali medico e 7 del penitenziario. Tra questi un agente e un medico del carcere di Secondigliano.

Il report annuale aggiunge così anche i numeri della pandemia a quelli già allarmanti della situazione nel carcere di Napoli e provincia. Tra tutti ne spiccano due, terribili. Quello sui cittadini innocenti finiti in carcere: ben 159 nel solo 2019 a Napoli e provincia. Con un risarcimento per ingiusta detenzione di 4 milioni di euro. “In carcere finiscono anche gli innocenti – commenta Ciambriello – e non è una frottola, ma un dato di fatto. Lo Stato di diritto vale per Caino e Abele, ma non si sa chi sia Caino e chi Abele”. E poi l’altro dato, sui suicidi: sette nell’arco di sette mesi in Campania. Uno al mese.