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Napoli – La Corte di Appello di Napoli ha condannato a dieci anni di carcere l’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, nel cosiddetto processo Eco4 in cui era imputato per concorso esterno in associazione camorristica in relazione alla gestione, ritenuta politico-mafiosa dall’accusa, di un Consorzio, l’Eco4, appunto, che nel Casertano si occupava nei primi anni duemila di raccolta dei rifiuti. In primo grado, l’ex coordinatore regionale di Forza Italia era stato condannato dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) a nove anni. Qualche mese fa la Procura Generale aveva chiesto per Cosentino una condanna a 12 anni, con una maggiorazione rispetto al primo grado vista l’entrata in vigore nel 2005 di una normativa che aumentava i minimi edittali per i reati mafiosi.

I FATTI – Secondo i giudici di secondo grado, l’ex sottosegretario del Pdl Nicola Cosentino, è stato il referente nazionale del clan dei Casalesi fino al 2009. Oggi, nel Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, la Corte di Appello ha inflitto all’ex coordinatore campano di Forza Italia a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

In primo grado, Cosentino venne condannato a 9 anni di reclusione e venne ritenuto colluso con la mafia casalese fino al 2004. Va sottolineato che per i pm antimafia il “rapporto” con il clan sarebbe iniziato a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. I magistrati d’appello hanno condiviso l’impostazione dell’accusa, anche se per conoscere le motivazioni della decisione bisognerà attenderne il deposito, fissato in 90 giorni.

In primo grado Cosentino fu riconosciuto come il “referente nazionale del clan dei Casalesi“, almeno fino al 2004, così come ipotizzato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Dell’indagine resta famosa la frase “l’Eco4 song io“, che Cosentino avrebbe detto nel corso di un incontro al pentito dei Casalesi Gaetano Vassallo, e di cui quest’ultimo parlò durante l’esame tenuto al processo di primo grado. Una frase emblematica, rivelatrice, secondo l’accusa, del potere di condizionamento esercitato dall’ex sottosegretario sul Consorzio intercomunale dei rifiuti Ce4, ente pubblico che sentenze giudiziarie hanno riconosciuto come infiltrato dalla camorra attraverso gli imprenditori collusi Sergio e Michele Orsi (il primo condannato e il secondo ucciso dall’ala stragista dei Casalesi il primo giugno 2008), che avevano formato con il Consorzio la società mista Eco4, che effettuava la raccolta rifiuti in una ventina di comuni del Casertano.

Un sistema politico-mafioso di cui Cosentino era il garante in virtù di rapporti storici – riferiti da diversi pentiti – con i capi in particolare delle famiglie Schiavone e Bidognetti. Dopo la sentenza di primo grado, nonostante i nove anni inflitti, la Dda di Napoli ha presentato comunque appello ritenendo che l’appoggio di Cosentino al clan fosse andato avanti anche oltre il 2004, almeno fino al 2009, saldandosi con le condotte contestate in altre due indagini antimafia successive che hanno coinvolto Cosentino, ovvero il “Principe e la Ballerina” e l’inchiesta “carburanti“; nei processi scaturiti dalle due indagini, l’ex sottosegretario è stato condannato in primo grado ma poi recentemente assolto, in entrambi, al termine dell’appello.

Per Eco4, il più importante dei processi affrontati da Cosentino, le cose sono andate invece diversamente e in modo peggiore, visto che la Procura generale ha tenuto conto dei nuovi minimi edittali stabiliti dalla legge chiedendo una pena maggiore. Durante l’appello è stato ascoltato il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, figlio primogenito del capo dei Casalesi Francesco “SandokanSchiavone, che ha lanciato accuse a Cosentino fornendo versioni in parte discordanti rispetto a quanto dichiarato in altre sedi su alcune circostanze, come l’appoggio elettorale del clan a Cosentino.

La condanna odierna si aggiunge a quella definitiva a quattro anni di carcere inflitta a Cosentino per la corruzione di un agente del carcere di Secondigliano (Napoli) e ad una seconda a dieci mesi per diffamazione e violenza privata nei confronti dell’ex governatore della Campania Stefano Caldoro; nei mesi scorsi, come detto, l’ex sottosegretario era stato assolto in ben due processi.

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