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NAPOLI – Tolleranza zero, perché a Napoli, il problema delle babygang è un problema da affrontare come se fosse il terrorismo. Al termine di una riunione fiume in Prefettura a Napoli con i vertici nazionali e locali delle Forze dell’Ordine il Ministro dell’Interno Minniti spiega che è sbagliato paragonare le babygang ai terroristi nonostante «i metodi sono simili. Colpiscono a caso». «Abbiamo già individuato i colpevoli di inaccettabili violenze che si sono verificate. E questo grazie anche all’aumento degli strumenti di sorveglianza, in particolare le videocamere a Napoli». Il Ministro Minniti annuncia anche che «a Napoli sarà rafforzato il controllo dell’ordine pubblico con l’invio di ulteriori 100 unità destinate al presidio delle zone maggiormente frequentate dai giovani». Il numero uno del Viminale loda «la forte e straordinaria reazione delle madri delle vittime di BabyGang». «Ho incontrato Arturo, la mamma Maria Luisa, i ragazzi di Pomigliano e ho mandato un affettuoso saluto a Gaetano e alla mamma Stella. È stato un incontro molto importante che considero elemento di arricchimento, di valutazione anche per la mia persona – spiega Minniti. Ho incontrato persone coraggiose, persone che hanno subito un gravissimo e inaccettabile dolore e hanno dimostrato una forza di reazione straordinaria. Di questo le istituzioni democratiche italiane sono grate. Considero importante che all’aggressione, la reazione mamma di Arturo sia stata una reazione straordinaria».

CAMORRISTI  –  «Un protocollo per le questioni che riguardano la patria potestà da togliere nei confronti di genitori coinvolti in organizzazioni malavitose». Lo ha detto Marco Minniti che ha affermato: «La collaborazione con il Tribunale per i minorenni e’ fondamentale». «È una questione cruciale e dobbiamo intervenire – ha affermato – Dobbiamo liberare questi figli da modelli negativi di istruzione alla violenza e occuparci contemporaneamente di come vengono affidati a percorsi educativi che siano alla altezza di questa sfida». «Togliere la patria potestà è strumento ultimo, una delle cose più delicate. Ma sappiamo perfettamente – ha concluso – che può salvare la prospettiva dei ragazzi».