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Napoli – Le guerre non fanno bene a nessuno e fino quando si possono evitare si evitano volentieri. E così il boss della Vanella Grassi, Salvatore Petriccione, direttamente dal supercarcere di Terni dove era detenuto manda l’ordine per bloccare una imminente faida che nel 2017 avrebbe provocato tra Scampia e Secondigliano a Napoli, l’ennesima scia di sangue, dopo la faida del 2004, quella del 2006 e quella del 2015. Lo ‘zio‘, come era soprannominato Petriccione il 3 novembre tiene un incontro, monitorato dalla procura di Napoli, con Salvatore Lamonica, arrestato oggi nella retata che ha portato in carcere oltre 50 persone per camorra, droga ed estorsione. Lo ‘zio’ aveva nominato in Vincenzo Spera il ‘console’ che doveva garantire la pace. L’unica persone che aveva diritto a parlare. C’è anche questo nelle oltre 1.500 pagine di ordinanza notificata da carabinieri e polizia, chieste dal pm della Dda, Maurizio De Marco, della Dda di Napoli. I “girati“, come anche vengono soprannominati i camorristi di via Vanella Grassi erano diventati forti e potenti dopo aver scalzato gli Abete-Abbinante, poi gli scissionisti e i Di Lauro, grazie al fluente spaccio di droga, soprattutto nelle Vele di Scampia tra il 2015 e il 2016 con incassi fino a un milione di euro al mese. Spaccio che non si è interrotto neanche durante il lockdown quando i pusher spacciavano con la mascherina. Altro punto di forza della Vanella Grassi, così come raccontato nelle pagine dell’ordinanza, era la capacità di sostituire subito chi finiva in carcere, come quando furono arrestati i fratelli Antonio e Umberto Accurso sostituti dalle famiglie Angrisano e Grimaldi.