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Napoli – Due omicidi, tra i più agghiaccianti della faida di Scampia e Secondigliano a Napoli, quella tra il 2004 e il 2005 ha portato alla morte di oltre 80 persone in poco più di dieci mesi. Gelsomina Verde, torturata, uccisa e data alle fiamme il 21 novembre del 2004 perché non volle tradire il suo ex fidanzato, e Carmela Attrice, assassinata alle Vele di Scampia il 15 gennaio del 2005 per non aver rivelato il nascondiglio del figlio. Per entrambi gli omicidi ci sono affiliati che scontano pene definitive ma secondo Pasquale Riccio, ex killer del gruppo degli Abbinante, i responsabili non solo loro ma chi ha partecipato agli agguati «paga il silenzio versando soldi ogni mese in carcere».

Retroscena inediti che aprono a nuovi scenari investigativi che chiaramente vanno avvalorati da riscontri esterni che in questo momento inquirenti e investigatori stanno cercando anche perché ritengono che Riccio sia un pentito credibile e le sue accuse hanno già portato a molti arresti e condanne. Sul delitto di Gelsomina Verde il pentito dice di essere certo che a commettere l’omicidio non è stato Ugo De Lucia, già condannato all’ergastolo, ma Antonio Mennetta.

«Lui versa a De Lucia tremila euro al mese e nel 2012 fece tornare la sua famiglia al rione del Perrone per vendere droga dopo che furono cacciati». Per il collaboratore lo fa in segno di riconoscenza perché «ci diceva che De Lucia era innocente e ci faceva intendere che era stato lui». Sul delitto di Carmela Attrice si sofferma sulla figura di Michele Tavassi, uno dei tre ragazzi condannati a 23 anni per l’omicidio. «Era con me in carcere a Santa Maria Capua Vetere. I Di Lauro li hanno abbandonati e Gennaro Marino per il loro silenzio li paga».