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Napoli – Sono iniziati ieri mattina i lavori per la realizzazione del “Tetris Urbano”, nuova opera a cura dell’artista vomerese Ruben D’Agostino. Opera che vedrà la luce in via Massimo Stanzione, all’altezza del civico 18. 

Il progetto, che è stato approvato dal Consiglio della V Municipalità lo scorso 19 maggio all’unanimità, prevede di rivestire con diversi colori una serie di interventi di manutenzione straordinaria in conglomerato bituminoso, dalla forma simile ai tetramini del celebre videogioco ideato da Aleksej Leonidovič Pažitnov. Raggiunto al telefono, D’Agostino ci ha parlato di come è nato il progetto, di cosa rappresenta per lui l’arte e di quello che gli piacerebbe fare in futuro nel suo quartiere.

Avete iniziato lunedì mattina. Per quanto tempo ancora sarete impegnati in questo lavoro? 

“Credo ci terrà occupati per circa 4-5 giorni, dovremmo concluderlo entro venerdì”. 

Ho usato il plurale non a caso. Non sei il solo ad occupartene. 

“No, ci stiamo lavorando in tre. Oltre al sottoscritto, la mia compagna Elena Crasta e il mio collaboratore, nonché curatore, Diego Ciccolella“. 

Il tetris, una scelta curiosa ma anche pratica visto le condizioni particolari del terreno. 

“Sì, tutto è nato proprio per questo. A Napoli i servizi sul marciapiede servivano a coprire le buche sulle mattonelle che vanno a comporre circa il 90% della pavimentazione esterna del Vomero e lì è scattata l’idea del tetris, perché richiamava molto quell’immagine”.

E la gente che ne pensa?

“Prima di mettere in atto il tutto, ho chiesto a vari gruppi di utenti, di persone che vivono in zona per capire se piacesse a tutti, se si potesse fare una cosa del genere. Avevo bisogno di avere dei riscontri perché l’arte per me non è qualcosa che si può imporre. Quando abbiamo capito che molti sarebbero stati entusiasti della cosa, siamo andati avanti col progetto e lo abbiamo presentato alla Municipalità”.

Chi ha finanziato il tutto?

“Ci tengo a sottolineare che l’opera è autofinanziata ed anzi, all’inizio avrei dovuto fare tutto a mie spese. Poi Federico la Motta, mio caro amico, ha visionato il progetto, lo ha considerato molto valido ed ha voluto contribuire economicamente pagando parte del materiale”. 

Siete operativi già da un po’. Ci sono stati dei passanti curiosi che si sono fermati, che hanno fatto foto? 

“Sì, in parecchi si sono fermati sul posto, incuriositi dal lavoro. Parliamo comunque di una zona abbastanza frequentata del Vomero, quindi ce l’aspettavamo”. 

E quali sono state le reazioni?

“Diciamo che per le fasce giovanili l’accostamento al tetris è stato immediato, gli adulti invece hanno meno domestichezza con il mondo dei videogame, non hanno afferrato subito e ci hanno fatto un po’ di domande in più (ride, ndr). Ma è anche giusto così, sono cose che non appartengono a quella generazione”. 

Il lavoro però, in generale, sta piacendo. Vi aspettate di occuparvi di altre cose simili in futuro?

“Ammetto che mi piacerebbe far diventare Tetris Urbano un progetto pilota, l’inizio di una sorta di ‘Marciapiedi d’autore’, in cui io farei solo da supervisore lasciando spazio anche alla creatività di altri. Non è nelle mie intenzioni, infatti, creare un monopolio artistico”.

In che senso?

“Si rischia facilmente che eventi del genere finiscano per essere politicizzati dall’esponente o dalla Giunta di turno. L’arte è libertà: non credo sia giusto che diventi appannaggio dei singoli. Soprattutto qui a Napoli abbiamo tanti artisti validi che per diversi motivi non riescono ad emergere. Chissà che questo lavoro non diventi un punto di partenza ed un’occasione anche per altri che aspettano solo il momento giusto”.