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Non è ancora ufficiale il referendum Cgil sul Jobs act, ma l’Unione Industriali di Napoli già affila le armi contro l’abolizione: meglio prevenire. C’è questo e altro, nella relazione di Costanzo Jannotti Pecci, presidente dell’Unione Industriali partenopea. E non manca una stoccata al Comune di Napoli, in materia di decoro urbano. Il documento era destinato all’assemblea a porte chiuse dell’associazione, tenuta questo pomeriggio. All’incontro si annunciava la presenza del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e del sindaco Gaetano Manfredi.

Nella relazione, Jannotti Pecci affronta diversi capitoli. Parla di una Europa “tra vincoli e opportunità”. In campo comunitario, tra l’altro, auspica una revisione “dell’integralismo ideologico del Green Deal”. Per l’Italia, ribadisce l’idea di un Mezzogiorno “orizzonte strategico”. E se promuove la Zes unica, al governo chiede di rivedere l’autonomia differenziata. Il ddl Calderoli, infatti, “può condizionare negativamente la capacità competitiva delle imprese del Sud e dell’intero Paese”. Un appello viene lanciato in materia di relazioni industriali. “Evitare passi indietro” dice Jannotti Pecci. Proprio ieri, il referendum contro il Jobs act ha vissuto una tappa importante. La Cgil ha comunicato il superamento delle 500.000 firme. Raggiunta la soglia richiesta di adesioni, toccherà alla Consulta pronunciarsi sui 4 quesiti depositati. Ma si parla di tenere la consultazione nella primavera 2025. Una prospettiva vista col fumo negli occhi da Confindustria. “L’abolizione del Job Acts – sostiene il presidente degli industriali di Napoli – farebbe tornare indietro le lancette del tempo, in un Paese in cui cresce l’occupazione e in modo particolare quella a tempo indeterminato”.

E quanto al salario minimo, va regolamentato “con la contrattazione collettiva”. Jannotti Pecci chiede di tener conto “del livello di rappresentatività dei contraenti”. Imperdonabile, viceversa, “dare spazio a speculatori e facili incantatori”. Nomi però non ne fa. Invoca inoltre lo stop alla “perdita progressiva di lavoro qualificato, in particolare per la migrazione di giovani dal Sud”. Come? “Aumentando la produttività del lavoro ed elevando i salari d’ingresso con politiche che favoriscano la crescita dimensionale e qualitativa delle imprese”. Ma Jannotti Pecci sottolinea pure “l’importanza del partenariato pubblico privato”, considerato “ineludibile”. Per lui, va declinato in una sola maniera: “Partecipazione delle rappresentanze produttive e sociali alla pianificazione territoriale”.

Intanto, l’Unione Industriali dà le sue pagelle alla città. “Napoli tra speranze e criticità” si intitola il complesso capitolo. All’Amministrazione Comunale si dà atto di aver “superato la fase di assestamento”, dopo la “definizione del Patto per Napoli”. Tuttavia altre questioni “vanno avviate a soluzione”. In cima all’agenda ci sono riqualificazione e rigenerazione territoriale a Est e a Ovest, ed il nodo del “decoro urbano”. Ma urgenti sono ritenuti pure “il potenziamento dell’ordine pubblico”, non di competenza del Comune, e “della stessa polizia municipale”. In aggiunta, “va proseguito il potenziamento dei trasporti”. Non sono parole al vento. L’Unione Industriali annuncia un monitoraggio dei nodi strategici, “sia per il Comune capoluogo che per l’area Metropolitana”. Predisporrà anzi “un Dossier”, con “proposte e indicazioni di criticità”. L’obiettivo è “condividere con l’Amministrazione la visione dello sviluppo della città”. Ma questa non è una novità.