Tempo di lettura: 5 minuti

Dal dossier #semprepiuverde, esce una Campania con sempre meno verde. Impietosi i dati di Legambiente presentati oggi a Napoli, con un flashmob al largo San Giovanni a Carbonara, nei pressi del parco Re Ladislao. Gli ultimi dati Istat relativi al 2021, elaborati dall’associazione ambientalista, considerano nelle cinque città capoluogo le tipologie “grandi parchi urbani”, “verde attrezzato” e “verde storico”. Tutte insieme raggiungono una estensione di 765 ettari, con una media di 6,2 m2/abitante. Un valore ben al di sotto di quello medio nazionale, pari a 12 m2/abitante. La città di Caserta (16 m2/ab) presenta la più alta quantità di verde per cittadino. Una grossa mano arriva dal Parco della Reggia, classificato come verde storico. Benevento (12 m2/ab) si attesta sulla media nazionale. Decisamente al di sotto (tra i 5 e i 6 m2/ab) sono invece Avellino, Napoli e Salerno. “Rispetto alla loro estensione assoluta – spiega Legambiente -, Napoli con 164 ha la maggiore estensione di verde storico, seguita da Caserta con 82 ha, così come Napoli con 291 ha è la città con la maggior quantità di verde adibito a grandi parchi urbani, seguita ancora da Caserta con 30 ettari“. Benevento e Salerno sono le città con la più alta estensione di verde attrezzato, rispettivamente con 54 ettari e 26 ettari. Nei cinque capoluoghi, sono inoltre 119 gli ettari di verde adibiti a giardini scolastici (Istat). Napoli (87,4 ettari, pari al 7,0% del proprio verde urbano) ha la maggiore quantità. A seguire c’è Salerno (16,5 ettari, pari al 6,7% del totale).

IL FOCUS SU NAPOLI: GESTIONE SOTTO ACCUSA
Il dossier dedica un focus al capoluogo regionale, finito sotto accusa. “Partiamo da un semplice dato – si legge – : se il Comune di Napoli avesse opportunamente tenuto conto della L. 10/2013, delle Linee Guida Ministeriali e dei tanti ulteriori riferimenti di indirizzo prodotti dal Ministero dell’Ambiente dal 2014 al 2020 in rapporto ai nuovi nati e ai bimbi adottati, avrebbe dovuto piantare almeno 54.700 alberi per una superficie di almeno 137 ettari (considerando un sesto di impianto di 16 mq/albero): un altro parco di Capodimonte!”. In realtà, “pur considerando alcuni interventi di sostituzione e impianto ex novo di alberature, gli alberi negli anni sono stati soprattutto abbattuti e ancor più spesso compromessi da una cattiva gestione fatta di errate pratiche colturali”. Queste politiche sono “emblematicamente rappresentate dalle drastiche potature e dalle capitozzature, spesso anche offerte e condotte da privati”. Ci sono poi “ricorrenti tagli agli apparati radicali prodotti durante lavori per le reti dei sottoservizi, o da danni prodotti da lavori infrastrutturali”. E quindi “sostanzialmente non sono state realizzate molte nuove messe a dimora di piante, mentre sono stati molti gli abbattimenti e compromissioni degli alberi esistenti”. Il tutto “in mancanza degli indispensabili strumenti di cui alla L.10/2013 (censimento, regolamento piano del verde)”.

A Napoli, negli anni, si sono registrate proteste. Ma alle mobilitazioni degli ambientalisti e dei cittadini, e “alla richiesta di affrontare in maniera organica la tematica del verde si sono addotte le solite motivazioni di mancanza di personale e di fondi”. Eppure “sul finire della scorsa consiliatura – scrive Legambiente – Napoli ha potuto godere di una quantità ingente di finanziamenti (ca. 30 M euro in totale) erogati sia dalla Città Metropolitana che dalla Regione Campania“. Con queste due azioni, “maturate purtroppo durante il lockdown e il confinamento dovuti alla pandemia, alcun confronto è stato avviato con la cittadinanza e con le associazioni, da sempre impegnate sulla problematica“.

In particolare, la Regione Campania, “nell’ambito nel POC Campania 2014/2020 Programma di “Riqualificazione aree verdi in parchi urbani, aree naturali e giardini storici ha finanziato con 15 M euro la Riqualificazione di 26 Parchi delle Municipalità della città di Napoli”. Le procedure di appalto della Regione “hanno contemplato la suddivisione dei 26 parchi in 4 lotti e l’importo medio per ciascun parco è risultato di ca. 650.000” euro. Mica bruscolini. Allo stesso tempo, la Città Metropolitana, “grazie ai fondi per le attività di forestazione urbana concessi dal Ministero dell’Ambiente a partire dal 2020-2021 ha finanziato il Comune di Napoli per la riqualificazione di 19 Parchi Urbani per un totale di 13,880 M euro“. La media degli importi è stata di poco più di 700.000 euro a parco. “Gli interventi previsti in questo ultimo caso – commenta Anna Savarese, direttivo Legambiente Campania- sono stati simili a quelli messi a bando dalla Regione con una forte predominanza delle opere connesse (pavimentazione, balaustre, illuminazione, aree attrezzate per il gioco, panchine, videosorveglianza, aree attrezzate per il gioco dei bambini, strutture per la guardiania ecc.) rispetto al verde”. Per quest’ultimo “si è previsto anche in questo caso la sola riqualificazione con ripristino di siepi, cespugli sulle scarpate e posa di tappezzanti sui versanti scoscesi, sistemazione delle scarpate, molte rimozioni e qualche messa a dimora di nuovi alberi“.

Complessivamente ad oggi “si sono realizzati i lavori finanziati dalla Regione e – dice Savarese – parte di quelli finanziati dalla Città Metropolitana, ma già emergono i problemi connessi alla gestione, in gran parte affidata a quanto è dato di sapere alla Napoli Servizi, anche in ragione al ricorso in alcuni casi (come ad esempio per il Giardino del Molosiglio che è anche un parco storico) di affidamenti a soggetti del terzo settore in assenza di un opportuno regolamento“. Inoltre “i grandi parchi finanziati dalla Città Metropolitana sembra stiano via via per essere tutti appaltati, ma soprattutto per il parco Virgiliano e per la Villa Comunale non è stato possibile ancora vedere i progetti, anche alla luce di altre risorse finanziarie reperite intanto dal Comune“. Insomma, a Napoli il verde pubblico resta un problema.