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NAPOLI – Da quanto tempo un sindaco di Napoli non conquistava il titolo di apertura di Repubblica, edizione nazionale? Gaetano Manfredi ci è riuscito a 17 giorni dalla sua proclamazione, minacciando le dimissioni nel caso in cui il Governo Draghi non aprisse il rubinetto per 100/200 milioni di euro all’anno per sopperire alla spesa corrente, se non nominasse un commissario per gestire (modello Roma) il vecchio debito, e se non mettesse il neo sindaco nelle condizioni di assumere subito almeno 1000 nuovi dipendenti comunali.

Patti chiari, amicizia lunga: “Se nella finanziaria non ci fosse nulla di questo, allora valuterei il da farsi”, ha dichiarato alla Molinari-band il primo cittadino. Che, comunque, in mattinata, ha cercato di annacquare un pò il titolone di Repubblica dicendosi “fiducioso” in San Draghi.

Tuttavia, anche i premier in odore di santità devono passare per il Parlamento. E dato per scontato il sì di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle (sebbene Conte non dia tutte queste prove di controllarlo) e Leu, i firmatari del Patto per Napoli, chi, ad oggi, sarebbe disposto a votare una legge salva-Napoli?

A ben vedere, Manfredi potrebbe essere messo in condizioni di “mettere benzina nella sua Formula Uno”, per parafrasarlo, grazie anche a Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e – udite, udite – la Lega di Matteo Salvini. Chi mette dei paletti è la sola Fratelli d’Italia: l’unica formazione, del resto, che sta all’opposizione.

Andando, quindi, con ordine: Renzi oggi ha parlato per voce di Graziella Pagano, la coordinatrice napoletana di Italia Viva: “Le parole del sindaco non possono certo rimanere inascoltate. Il Governo e il premier Draghi hanno dimostrato di sapere affrontare con equilibrio e responsabilità le questioni anche più spinose. Manfredi ha sottolineato quello che ha sempre detto anche prima di candidarsi a sindaco: senza un sostegno strutturale il Comune di Napoli è destinato a fallire. Le modalità e le forme legislative di questo sostegno sono affidate al confronto fra l’assessore Baretta, che sa bene come stanno le cose, e i vertici del Ministero dell’Economia”.

“Le forze politiche di maggioranza e opposizione tanto a Roma quanto a Napoli devono sostenere questa battaglia con grande convinzione”.

E quindi: la pattuglia di Renzi, in Parlamento – qualunque formula si trovi per Napoli – c’è.

E c’è anche quella di Silvio Berlusconi, l’uomo che potrebbe rivelarsi davvero il jolly di Manfredi. 

Nei giorni scorsi, il coordinatore cittadino degli azzurri, Fulvio Martusciello, è stato chiaro che più chiaro non si può: “Napoli ha bisogno che le promesse che Manfredi ha ricevuto si concretizzino. Per questa ragione, Forza Italia è pronta a sottoscrivere qualsiasi emendamento, qualsiasi proposta che possa portare le risorse promesse. Non ci sarà divisione politica su quest’argomento. Occorre una strategia comune perchè, passata questa finanziaria, non ci sarà una seconda occasione”.

Berlusconiani, dunque, presenti.

I grattacapi – si penserà – che sorgano sul versante della Lega. Ma San Draghi, anche su queste sponde starebbe già camminando sulle acque. Nel senso: il primo aprile scorso, al Mattino, il coordinatore cittadino Severino Nappi dichiarava il suo no a una legge speciale per Napoli. Oggi, invece, il parlamentare napoletano del Carroccio Gianluca Cantalamessa non si impicca a nessuna formula: “La Lega è pronta ad aiutare Napoli con qualsiasi strumento. Basti che si evitino misure meramente assistenziali che non risolvono in sostanza il problema, ma che danno respiro solo agli amici degli amici. Quanti finanziamenti sia europei che nazionali ha avuto la città e la sinistra ha sprecato negli ultimi anni?”

Ma tant’è. Su una posizione più ostica rimane solo Fratelli d’Italia, non a caso l’unico partito che sta all’opposizione del Governo Draghi per il quale ha parlato il responsabile cittadino Sergio Rastrelli: “No a una legge speciale per Napoli. Sì ad una misura, come può essere quella del federalismo fiscale, che farebbe raggiungere lo stesso scopo, aiutare finanziariamente ed economicamente l’ente di Palazzo San Giacomo in quanto tra i messi peggio a livello nazionale, ma nell’ambito di una norma, quella della perequazione, più strutturale”. Questa è la linea politica che seguiranno i parlamentari di Giorgia Meloni.

“In questo modo – ha spiegato ancora Rastrelli oltre a non concedere cambiali in bianco a nessuno sulla base di scorciatoie e rapporti opachi, si eviterebbe anche il pericolo che tra quattro, cinque anni Napoli si ritrovasse punto e a capo”. 

Magari, con un altro titolo su Repubblica.