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Caro De Luca, siamo indignati”: si può sintetizzare così la lettera con cui alcuni bambini si rivolgono al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. La missiva è stata scritta dalle mamme e firmate da bambini napoletani. Questo il testo:

“Presidente,

innanzitutto: ci spiace.

Ci spiace che la sua infanzia e la sua adolescenza siano stata contrassegnate da un rapporto cosi conflittuale con la scuola.

Deve essere certamente tra coloro -pochissimi- che a scuola non tirava palline di carta dall’ultimo banco, non si chiudeva nei bagni a fumare di nascosto, non aspettava nei corridoi la ragazza coi ricci.

Devono essere stati anni veramente tristi, squallidi, privi di qualunque slancio emotivo.

Anni grigi che l’hanno portata a farsi un’idea che sembra molto precisa della scuola: un vero incubo.

Ma vogliamo darle una buona notizia, Presidente: oggi la scuola è diversa.

Non si viene più presi a bacchettate sul dorso delle mani, ma si ride.

Ci si guarda negli occhi e si impara, confrontandosi.

Si studia, si disegna sui diari coi pastelli, si spettegola, ci si innamora, ci si scambia merende e matite, si corre, si fa festa, ci si traveste, ci si bacia, si canta, si balla, si impara a fare la cacca nel vasetto, si scopre la storia, si impara a leggere e scrivere, a diventare cittadini, uomini e donne liberi.

Da molti mesi per i nostri figli non è stato più così: niente balli ne’ travestimenti, vietato scambiarsi le matite, impossibile perfino suggerire durante l’interrogazione per via delle mascherine.

Eppure, Presidente, gli andava bene perfino così.

Pur di andarci a scuola, pur di vedere amici ed insegnanti, tornare in un luogo familiare che desse loro garanzie, sicurezza, serenità e conforto. Un posto ‘proprio’ dove crescere, sperimentarsi, sbagliare, piangere, crescere, dove VIVERE.

E le assicuriamo, Presidente, che gli endecasillabi sono davvero l’ultimo degli interessi dei nostri ragazzi.

Quello che nelle ultime settimane ci ha maggiormente scosso, sorpreso, umiliato, offeso, è stato il modo di veicolare una certa idea di scuola e irridere chi si penava per la sua chiusura.

Chiunque di noi è stato felice di saltare qualche giorno di scuola.

Chi non ha mai fatto salire la temperatura del termometro con le lampadine a incandescenza per saltare il compito di matematica? Tutti, Presidente, tutti.

Ma è profondamente ingeneroso, oltre che incredibilmente miope, anche solo provare ad accostare le due situazioni.

Le scuole chiuse sono un danno economico, sociale, umano.

Le scuole chiuse sono bambini lasciati soli a casa a scaldarsi la pasta nel microonde, o per strada a fare i cavalli sul motorino. Sono bambini lasciati davanti alla TV per ore, assistiti da tate straniere incapaci di decifrarne le richieste, sono bambini affidati a nonni stanchi e anziani, incapaci di accedere a Zoom.

Siamo abbastanza certe che lei non ignora tutto questo, Presidente, neanche un macaco potrebbe.

Quello che ci indigna e che se ne faccia beffe. Che pretenda di ridurlo a un capriccio, a una frivolezza mascherata da urgenza, ad un pretesto per qualche minuto di teatro. Non siamo mammine, non abbiamo gli occhi ridenti e fuggitivi, siamo donne che combattono per il futuro dei nostri figli, che, preme ricordare, sono anche i cittadini della regione che governa.

Non ci è dato sapere che latte bevesse ai suoi tempi -che poi a occhio e croce sono quelli dei nonni dei nostri figli- ma ad oggi ci sentiamo di dire che forse non era particolarmente saporito neanche quello”.