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NAPOLI – “Sì, è ora che l’Italia si doti di una legge che regolamenti il fine vita, come da tempo chiede la Consulta. Quella di Mario è una scelta che va rispettata perchè coraggiosa e, da cattolico, mi sento di dire anche di fede. Nessuno ha il diritto di imporre una sofferenza che, ad un certo punto, non ha più senso”.

“Io lo posso ben dire perchè di storie come quella del 43enne tetraplegico da 10 anni di cui si stanno occupando i giornali in questi giorni ne ho viste tante. Si parla di quella di Mario perchè rappresenta il primo caso in Italia che ha avuto il sì del comitato etico dell’Azienda sanitaria sua di riferimento al suicidio assistito. Ma io l’ho vissuta tante volte la sua condizione”.

“Da quando avevo 16 anni ho fatto il volontario dell’Unitalsi, l’associazione che si prende cura dei malati organizzando per loro i viaggi speciali a Lourdes. E ne ho viste davvero tante di situazioni simili. Compresa quella di Luigi, uno dei miei più cari amici. Era affetto da sclerosi e mi chiese di diventare il tutore del suo testamento biologico. All’epoca non era consentito fare altro. Io potevo solo testimoniare davanti ai medici e ai familiari che non voleva, quando sarebbe giunto il momento, essere attaccato ad una macchina che lo facesse rimanere in vita come un vegetale. Purtroppo, però, anche lui dovette soffrire fino alla fine”.

A parlare è Luca Trapanese, assessore al welfare del Comune di Napoli. Ma già molto conosciuto per essere il papà single di Alba, una bambina down. E per essere il fondatore di “A ruota libera”, una onlus che si occupa proprio di persone disabili dando loro la possibilità di socializzare, coltivare i talenti e integrarsi nella società.

L’idea di crearla mi è venuta proprio con il mio impegno di volontariato all’Unitalsi. So bene, quindi, di cosa si parla quando si affronta il tema del fine vita. E posso testimoniare che la stragrande maggioranza delle persone con disabilità estrema che si sono ritrovate nella stessa situazione di Mario sono sfinite nel corpo, ma mantengono una grande consapevolezza mentale. Posso testimoniare, quindi, che prendono una decisione che va solamente rispettata. E che quella decisione è la stessa di Mario. Faticosa, senz’altro. Ma che pone fine a una vita che non è più vita”.

Di questo, tra l’altro, Trapanese parla anche nel suo romanzo che proprio in questi giorni è uscito nelle librerie: “Le nostre imperfezioni”. “E’ vero. E’ la testimonianza che quello della disabilità grave è un mondo che conosco, tanto da avvertire l’esigenza, la naturalezza di scriverne nel mio romanzo”.

Fatto sta, tornando alla cronaca del caso di Mario, che la Regione Marche si è detta pronta a riportare la questione in sede legale sollevando dubbi sulle modalità di somministrazione del farmaco letale.

“Un’utile lungaggine burocratica – ribatte Trapanese – Nessuno dovrebbe alimentare delle dispute sulla pelle degli altri. Bisognerebbe sempre ricordare che si tratta di persone che vanno rispettate anche in questo momento estremo. Un momento al quale, lo sottolineo ancora, arrivano con una grande consapevolezza”.