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Napoli – Camerata Moretto Vincenzo.

“Niente camerata”.

Compagno Moretto Vincenzo.

“Niente compagno”.
 
E allora?
 
“Sulla mia carta d’identità c’è scritto solo Moretto Vincenzo, nato a Napoli nel 1953. Residente al Vasto, dove tutti mi vogliono bene. Tant’è che i miei voti sono prevalentemente del mio quartiere”.
 
Ora comunque è un sovranista.
 
“Sovranista, io?!”
 

Lo dice Manfredi.

“Ci chiariremo”.
 

Ventiquattro anni in consiglio comunale, una vita a destra. Come può negarlo?

“Ricordando a tutti che sono il segretario della Cisal. E nel simbolo del sindacato ci sono le stelle che richiamano l’Unione Europea”.
 

Tanto basta.

“Europeista da sempre”. 
 

E tutto questo Manfredi non lo sa: non lo vuole candidato nella sua coalizione.

“Per questo ci chiariremo: la colpa è di Maurizio De Giovanni”.
 

La colpa è di De Giovanni?

“E’ stato lui e alcuni giornalisti a dire che sono un fascista sovranista”.
 

Non è così?

“Sono stato nella Giovane Italia e poi Missino. Essendo nato nel 1953, non potrei mai essere stato fascista. Io conosco lui attraverso i suoi libri. Ma lui non conosce me”.
 

Pure ci sarebbe da scrivere…

“Ho rivestito incarichi importanti nelle istituzioni durante Tangentopoli senza essere mai stato toccato da alcuna inchiesta. E sono stato censito come il consigliere più attivo d’Italia”.
 

Ah, questi giornalisti!

“Dovrebbero sapere anche che nei miei ambienti sono stato sempre conosciuto come ‘il comunista di destra’
 

Visto? Dice lei “nei miei ambienti”.

“La destra sociale”.
 

Da lì a volersi candidare con il centrosinistra ce ne passa.

“Quattro mesi fa, in consiglio comunale, Stani Lanzotti mi si avvicinò e mi cominciò a parlare della sua lista ‘Azzurri per Napoli'”.
 

La “lista dei trasformisti”, secondo Fulvio Martusciello.

“E’ una lista di persone di ogni estrazione politica. Ma tutte perbene e che superano gli steccati ideologici. Vogliono solo fare qualcosa per Napoli”.
 

E lei, dopo 24 anni di consiglio comunale, che vorrebbe fare ancora per Napoli?

“Eliminare la centrale termoelettrica a San Giovanni, ad esempio: è un obbrobrio. Già quando la costruirono, ai tempi della Jervolino, feci le nottate per oppormi”. 
 

Moretto Vincenzo, vuole ancora l’emozione di ascoltare il proprio nome nell’appello del consiglio comunale.

“Mi chiamo come mio nonno, un ragazzo del 99. Lottò durante le Quattro Giornate per liberare Napoli dai nazifascisti”.
 

Suo padre era fascista.

“Eh, fascista: che parolone! Mio padre durante la guerra era militare, questo sì. E, poi, è vero: seguì Almirante. Ma morì pure giovane”.
 

E vabbè.

“Nel senso che presto scoprii nel suo portafogli la tessera partigiana del nonno. Si iscrisse all’Anpi e lui la conservò”.
 

Le tornerà buona davanti al “tribunale” di Manfredi.

“Non c’è alcuna contraddizione se mi candido con lui. Del resto, con Draghi non ci sono sia la destra che la sinistra?”.
 

Ma si candida?

“Sono molto interessato”. 
 

No, lei no.

“Ma non sono mai stato nemico di nessuno. Nemmeno avversario, si può dire. Chiedete a tutti coloro che mi conoscono. Con i consiglieri del Pd e del Movimento 5 Stelle, negli ultimi anni, ho lavorato una meraviglia assieme. All’opposizione di De Magistris”.
 

E’ stato comunque il protagonista della fatwa di Ferragosto.

“Solo la legge definisce chi può o non può candidarsi. E Stani Lanzotti, e non solo, mi ha chiamato”. 
 

E cosa le ha detto?

“Mi ha rassicurato: o tutti o nessuno. Nessuna esclusione immotivata”.