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Napoli – Quando è con gli amici lei cerca di lasciarsi andare e a loro lascia interpretare il patrigno e il fratello morto. Così fa riaffiorare le violenze subite: sia quando gioca con i suoi coetanei che quando parla con gli adulti che si fida. O anche quando guarda oggetti di uso comune che però veniva usati per picchiarla, come un mestolo di legno e una schiumarola di ferro.

Sono i particolari resi dallo psicoterapeuta della casa famiglia dove la piccola sorella di Giuseppe, il bimbo di 7 anni ucciso di botte a Caivano (Napoli), lo scorso 7 gennaio, adesso è assistita e curata. Imputato è Toni Brade, il patrigno reo confesso non solo accusato di aver ucciso a bastonate e pugni Giuseppe ma di aver tentato di ammazzare la sorellina.

Il medico è stato chiamato a testimoniare davanti alla terza Corte di Assise e ricorda, sollecitato dal pm e dalla parte civile, di quando a uno degli educatori, prima di addormentarsi, la bimba ha raccontato le raccapriccianti scene: “Mi ricordo le botte che dava a Giuseppe, così tante che poi sembrava morto… ma adesso non ci voglio più pensare. L’altra mia sorella (più piccola di Giuseppe e anche lei in casa famiglia, ndr) ha paura di farsi lo shampoo perché Toni tentava di affogarla“.