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Come non detto. Diciotto giorni fa il presidente della municipalità Bagnoli Fuorigrotta, il dem Carmine Sangiovanni, ha nominato suo vice il pentastellato Vincenzo Orfano. E ieri lo ha revocato. Un déjà vu: il 21 giugno, Sangiovanni aveva mandato via Sergio Lomasto, predecessore di Orfano. Anche Lomasto è del M5S, ed è l’uomo forte di Roberto Fico a Napoli Ovest. Morale: tra Pd e 5 Stelle non fila tutto liscio, alla municipalità 10. Per usare un eufemismo. E se per Lomasto il presidente evocava una rottura del rapporto fiduciario, stavolta i toni sono più soft. Ma la sostanza non cambia. Al consigliere Orfano, il presidente ribadisce stima e fiducia personale. Più complicato risalire alle ragioni della decisione.

Sangiovanni, esponente dell’area di Mario Casillo, nel decreto di revoca soppesa ogni parola. Di fronte alla girandola di nomine e dietrofront, fa un catenaccio degno del miglior Trapattoni. Il testo è un capolavoro di equilibrismo, vergato “nelle more che si realizzi un disegno strategico, politico e programmatico più complessivo”. Politichese puro, per non scoprire le carte. Bagnoli è area cruciale, nei destini della città. E il ‘campo largo’ del sindaco Manfredi si gioca molto.

Nel provvedimento, Sangiovanni premette di non aver attribuito deleghe assessorili al vice. E fin qui nessun mistero. Ma ora “dopo ulteriori riflessioni”, il presidente “intende rafforzare, sul piano politico, l’azione di governo della Giunta secondo un modello più funzionale”. Quale sia questo modello, tuttavia, è arduo da decifrare. Nebbia fitta al momento. Ma un chiarimento politico è d’obbligo. Peraltro Sangiovanni, parlando in terza persona, anticipa che “a tal proposito appare opportuno riconsiderare e rimodulare le deleghe della Giunta anche in capo allo stesso Presidente”. Ma fuor di protocollo, l’asse Pd-M5S non vive una fase tranquilla.