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Veleno mortale fatto in casa”, “cloroformio”, “ammoniaca feto”, “veleno per topi“. Sono queste alcune delle parole cercate sul web da Alessandro Impagnatiello, il barman a processo per aver ucciso un anno fa Giulia Tramontano, la sua fidanzata incinta al settimo mese di gravidanza, ripetute da un investigatore chiamato a deporre oggi in aula.
Il comandante della squadra omicidi dei carabinieri di Milano, Giulio Buttarelli, sentito prima dell’interrogatorio dell’imputato, ha illustrato l’esito delle analisi sui telefoni e gli altri dispositivi, come un tablet, di Giulia e Impagnatiello. E da parte dell’uomo sono emerse ricerche, già nel dicembre 2022, che confermano come fin da subito, dopo aver scoperto dell’arrivo del bimbo, avesse preparato l’omicidio.
Ha inoltre ricordato i messaggi che Giulia e la giovane donna con cui l’uomo aveva una relazione parallela si sono scambiate poco prima dell’omicidio. Inoltre, la notte del 27 maggio dell’anno scorso, dall’esame dello smartphone di lui, quando già aveva accoltellato Giulia e si trovava sotto casa dell’altra donna in attesa che tornasse dal lavoro, è risultato stesse guardando i risultati delle partite di calcio, in particolare Atalanta-Inter.

“Io a Giulia non ho mai fatto credere di essere pazza. Avevo costruito un castello di bugie in cui io stesso sono annegato”. Così Alessandro Impagnatiello, durante l’interrogatorio al processo in corso a Milano in cui ha di nuovo ammesso di aver ucciso e occultato il corpo di Giulia Tramontano, la sua fidanzata al settimo mese di gravidanza e che ha accoltellato un anno fa nella loro casa di Senago.