Tempo di lettura: 3 minuti
Napoli – L’intervista a Berardo Impegno pubblicata ieri da Anteprima24 finisce al centro della polemica politica. Il passaggio del dirigente del Partito Democratico sulla plebe e sulle liste di Napoli è finito nel mirino di catello Maresca, candidato sindaco del centrodestra. Sui sui profili social l’ex Pm della DDA ha scritto:  “In un’intervista di ieri ad Anteprima24, Berardo Impegno, uno degli uomini più vicini a Manfredi, parla di una Napoli divisa tra “élite e plebe”. Noi pensavamo che la sinistra fosse ferma a 30 anni fa. Oggi scopriamo che è ferma a 300 anni fa. Questa divisione “élite – plebe” è ridicola: esistono i napoletani che sono tutti miei concittadini, senza distinzioni. Manfredi resti pure nella sua élite da salotti buoni da “sinistri” al caviale. A Napoli pensiamo noi”.
 
Sta di fatto che lo stesso Berardo Impegno ha voluto specificare in una nota: “Fa tristezza che il magistrato Maresca utilizzi in modo propagandistico le parole da me usate per rilevare il problema “oggettivo” della distanza tra élite e popolo che fa soffrire la sinistra napoletana, da ormai molti anni. Maresca farebbe bene a vedere, come l’identica questione, si proponga per il centro destra napoletano e, soprattutto, per quelle forze civiche “d’lite” che egli suppone di poter rappresentare. Com’è chiaro, la questione che io pongo a Manfredi e all’interno del centro-sinistra è questione di “sistema”. Riguarda tutti. 
Sta nella vittoria di De Magistris contro Lettieri (centro-destra) in questi dieci anni. De Magistris ha infatti tentato di rappresentare, in forme demagogiche e minoritarie “la Napoli dolente”. E’, infatti, è stato un clamoroso fallimento. La ragione di questo fallimento è semplice: non è nella contrapposizione tra “le due Napoli” la strada giusta, bensì nel faticoso lavoro politico di sutura tra emarginati e garantiti. Tra chi, pur nelle difficoltà del covid, è riuscito a intravedere la luce della ripresa, e chi, invece, rischia di non avere nessuna speranza futura. Perciò, egregio Maresca, siamo seri, e preoccupiamoci di capire che il problema riguarda tutti. Ed è nel corretto agone politico, che possa vincere chi meglio riesca a dare rappresentanza e riconoscimento sociale, culturale, lavorativo, alla “plebe” napoletana. 
 
PS: Se poi, “vostra eccellenza”, avrà un po’ del suo prezioso tempo, gli suggerirei di andarsi a vedere su Youtube un prezioso dibattito tenutosi all’IISF qualche tempo fa tra Goffredo Foti e Bruno Moroncini, dal titolo molto significativo: “Intellettuali e plebe a Napoli nella seconda metà del novecento”.