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Napoli – Nella casa di riposo “La casa di Mela” nel quartiere di Fuorigrotta a Napoli sono stati registrati 24 casi di Coronavirus e 3 decessi tra gli ospiti, persone molto anziane tra gli 80 e i 90 anni. La Asl Napoli 1 ne ha disposto l’evacuazione ed il trasferimento degli anziani presso ospedali e centri convenzionati. Non sono mancati momenti di tensione con la protesta dei familiari nella mattinata di ieri.

Vincenzo Vastolo, 39 anni, è uno dei 27 operatori sociosanitari che lavoravano nella struttura di Fuorigrotta. In un’intervista rilasciata a ‘Il Corriere del Mezzogiorno’ il ragazzo denuncia: “Sono a casa, barricato nella mia stanza, sono positivo asintomatico, ma di là ci sono mio padre e mia madre anziani. Li sento tossire, temo di averli contagiati eppurel’Asl non ha fatto loro il tampone. Sono spaventato ma anche tanto arrabbiato, non ci possono trattare così, come bestie”. Da ieri Vincenzo è a casa sua in quarantena “ma – spiega – ci sono almeno cinque colleghi ai quali non è stato fatto il tampone, mi telefonano disperati, li sento tossire e non so proprio come aiutarli”.

Il contagio nella casa di cura sia avanzato per giorni indisturbato: “Ho una sola spiegazione: ci hanno abbandonati. Badatebene, non mi riferisco ai proprietari che sono sempre stati presenti e attivi e insieme a noi hanno smosso mare e monti per avere aiuto. La verità è che le autorità ci hanno lasciati per almeno dieci giorni senza alcun aiuto. Abbiamo iniziato quindici giorni prima con qualche anziano febbricitante, poi il 22 marzo scorso la situazione è precipitata. I vecchietti avevano quasi tutti la febbre, noi eravamo disperati. Abbiamo chiamato più volte il 118 — è tutto documentato — ma le ambulanze tardavano ad arrivare. C’è stata poi la morte drammatica della signora di 92 anni. Non ce la faceva a respirare, aveva la saturazione bassissima. Gli ultimi otto giorni sono stati un incubo, eravamo chiusi lì dentro con i vecchietti ammalati. La cucina della struttura è stata chiusa e potevamo mangiare qualcosa solo grazie ai cibi che ci arrivavano dall’esterno, dai parenti dei ricoverati e di nostri familiari”.

Una situazione terribile: “Sì, ci siamo sentiti impotenti e arrabbiati. Al punto che l’altro giorno io ho deciso di tornare a casa. Mi hanno fatto il tampone e poi mi hanno autorizzato a tornare nella mia abitazione, ma mi sentivo bene. Invece giovedì scorso la doccia fredda: mi ha chiamato l’Asl, positivo. Mi hanno messo in quarantena e mi hanno fornito una sola mascherina. Mi chiamano ogni giorno chiedendomi di misurare la temperatura, per ora non ho febbre”.

Preoccupato per i suoi cari: Io sono chiuso nella stanza di casa mia ai Quartieri Spagnoli, due vani e accessori,come faccio a garantire la sicurezza a papà e mamma? E poi temo di averli contagiati, perché, ripeto, mentre parlo al telefono con lei li sento tossire in continuazione. Mia madre è cardiopatica, mio padre è asmatico”.

Lo ha fatto presente all’Asl? “Certo. Più volte. Mi hanno risposto che per ora non ci sono tamponi e che occorrono anche 15 giorni di attesa. Mi chiedo se i miei genitori ce la faranno ad aspettare. e se si aggravassero? Inoltre, al piano di sopra abita mio fratello con la sua famiglia. Non so se anche loro siano ammalati. Io faccio questo lavoro da quindici anni ma non ho mai visto nulla del genere. Rivedo gli occhi di quei vecchietti in asfissia. Ho pianto, non ho vergogna ad ammetterlo”.