“La verità sul San Carlo”. Così si intitola un comunicato di Riccardo Realfonzo, Marilù Faraone Mennella e Gianfranco Nicoletti, componenti del consiglio di indirizzo della Fondazione del Teatro Massimo di Napoli. Ed è l’ultimo capitolo di uno scontro ormai deflagrato pubblicamente. Una guerra le cui tappe si susseguono a ritmo incalzante. Ieri il ministro Alessandro Giuli ha disposto la nomina bis per il sovrintendente Fulvio Macciardi. Ed è di oggi la notizia del nuovo ricorso al Tar del sindaco Gaetano Manfredi, presidente del Cdi, contro il decreto ministeriale di 24 ore fa.
Sulla questione, i tre consiglieri espressione di Regione Campania (Realfonzo) e ministero della Cultura (Nicoletti e Faraone Mennella) intendono tenere il punto. La loro nota parla di un “misto di stupore e di dispiacere”, per “le dichiarazioni del sindaco Manfredi sulla vicenda del San Carlo”. I tre consiglieri prendono atto che Manfredi “considera il Sovrintendente Macciardi – che, com’è noto, è il presidente dell’Associazione Nazionale delle Fondazioni lirico-sinfoniche (immaginiamo scelto per questo ruolo in forza delle sue competenze) – guida non autorevole e incapace di garantire gli standard qualitativi raggiunti negli ultimi anni”. Al punto “da spingere alla ricerca di un nome alternativo”. Il terzetto sottolinea di aver appreso del giudizio “dai giornali perché, prima d’oggi, non aveva mai formulato rilievi critici sulla persona”. Cioè “nessuna valutazione di merito negativa, ma solo critiche alle modalità procedurali prescelte”. A riprova dell’assunto, la nota evidenzia che “non c’è una sola parola al riguardo neppure nel verbale dell’ultima riunione del consiglio di indirizzo”.
Dunque, Manfredi boccerebbe Macciardi nel merito, non solo nel metodo di scelta. “A ogni buon conto – ribadiscono i tre consiglieri -, rispettiamo l’opinione del sindaco, ma non è la nostra, e speriamo voglia convenire che la sua è un’opinione in minoranza”. Di fatti, la “maggioranza dei componenti del consiglio di indirizzo ritiene il maestro Macciardi una guida autorevole e capace“. Oltre a evidenziare i numeri della disputa in atto, il comunicato critica la strada intrapresa dal sindaco. Rilievi, peraltro, mossi già nel consiglio svolto il 26 agosto. Una seduta dove si è consumato lo strappo finale con Manfredi, andato via anzitempo con la rappresentante della Città Metropolitana, Maria Grazia Falciatore. “Le carte bollate – affermano gli altri consiglieri – non servono al Teatro, ne minano immagine e reputazione, e, soprattutto, danneggiano i lavoratori, cui serve una governance stabile”. Per questo, si è ritenuto “opportuno rifare o convalidare la proposta (di Macciardi, ndr), così da eliminare il contenzioso e, soprattutto, togliere ogni alibi a chi ha fatto i ricorsi”.
Nella versione di Realfonzo, Faraone Mennella e Nicoletti, il sindaco è apparso “spiazzato, evidentemente, da una decisione costituente un ostacolo alla sua strategia di guadagnare tempo nelle aule di giustizia”. Per tale motivo, ipotizzano i tre, Manfredi “ha sostenuto che il consiglio di indirizzo non potesse votare su questo punto, perché non era all’ordine del giorno”. Qui però, la nota denuncia una presunta contraddizione del presidente del Cdi. E sono accuse gravi. “Delle due, l’una – scrivono -: se non era all’ordine del giorno, il sindaco ha violato lo statuto e il codice civile, perché per ben tre volte gli abbiamo chiesto di deliberare su questo punto ed egli dunque era obbligato a convocare su di esso il consiglio di indirizzo; se era all’ordine del giorno, ha commesso un abuso cercando di ostacolare e bloccare la deliberazione”. I tre consiglieri spiegano di aver chiesto “lumi ai revisori (organo di garanzia), e la presidente del Collegio (magistrato della Corte dei Conti) ha risposto che il consiglio poteva certamente deliberare”. E così è stato. “A maggioranza, certo” chiosa la nota. E senza “il voto favorevole del Presidente, purtroppo”. Ma “è la democrazia, e va rispettata” si ricorda. Come? Il finale del comunicato è al vetriolo: “Senza scappare. Senza disertare la riunione che si era convocata. Senza fare, il giorno dopo, una narrazione non aderente alla realtà”. Ed al San Carlo è ormai conflitto aperto.