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“C’è da scommetterlo. La maggior parte dei giornali commenteranno il Rapporto Svimez 2017 rimarcando il dato del depauperamento del capitale umano e il rischio povertà che riguarda strati ampi della popolazione del Sud. Non voglio sottovalutare questi aspetti, a volte drammatici, ma credo che il rischio vero sia quello di mettere tra parentesi un dato fondamentale. E cioè che il Mezzogiorno resta agganciato alla ripresa economica italiana anche nel 2017 e 2018. Con la Campania che nel 2016 ha avuto la performance più significativa: +2,4%”.

E’ ottimista Vito Grassi, patron della Graded Spa, dinamica azienda del settore energetico con importante impiantistica realizzata in Italia e all’estero, e vice presidente dell’unione degli industriali di Napoli. A patto che si imponga una nuova narrazione sull’economia del Sud, destinato a diventare un hub logistico dell’area mediterranea. Lo abbiamo intervistato.

Ingegnere, ci dica quali dati dek Rapporto Svimez presentato ieri a Montecitorio la convincono di più.
Secondo stime SVIMEZ aggiornate a ottobre, nel 2017 il PIL italiano cresce dell’1,5%, risultato del +1,6% del Centro-Nord e del +1,3% del Sud. Nel 2018 il saggio di crescita del PIL nazionale si attesta al1’,4% con una variazione territoriale dell’1,4% nel Centro-Nord e dell’1,2% al Sud. Nel 2018 la SVIMEZ prevede un significativo aumento sia delle esportazioni che degli investimenti totali, che cresceranno più nel Mezzogiorno che al Centro-Nord. Ce n’è abbastanza per sostenere che il Mezzogiorno e uscito da una lunga recessione, e sembra consolidare la ripresa.

Ma il Rapporto segnala anche l’esistenza di molte ombre che rappresentano un freno a questo nuovo dinamismo dell’economia e dell’industria meridionale, non crede?
Beh certo, se pensiamo al continuo esodo di laureati e alle sacche di popolazione a rischio di povertà, il quadro diventa nuovamente fosco. Secondo la SVIMEZ, considerando il saldo migratorio dell’ultimo quindicennio, la perdita è di circa 200 mila laureati meridionali. E moltiplicata questa cifra per il costo medio che serve a sostenere un percorso di istruzione elevata, la perdita netta in termini finanziari del Sud ammonterebbe a circa 30 miliardi. Risorse trasferite alle regioni del Centro Nord e in piccola parte all’estero: quasi 2 punti di PIL Nazionale.
Cosa si può fare per porre un freno a questi fenomeni?
La povertà e le politiche di austerità deprimono i consumi. Se il sistema Paese non migliora nei fondamentali, difficilmente troverà risorse per chi è stato espulso dal ciclo del lavoro in età matura.
E per i giovani che sono i nuovi emigranti?
Oltre a un allargamento della base produttiva del Mezzogiorno, credo che serva anche una nuova narrazione delle chances di sviluppo di quest’area del Paese. Dare enfasi ai segnali positivi che si registrano nell’industria, nonché in settori come l’agricoltura e il turismo. La Campania è una regione che dispone di energie importanti in tutt’e tre questi comparti.
Parliamo allora di industria ed export, cioè di settori a lei più vicini
L’industria manifatturiera meridionale è cresciuta al Sud nel biennio di oltre il 7%, più del doppio del resto del Paese (3%). Svimez dice che è stata ottima la performance soprattutto al Sud delle esportazioni nel biennio 2015-2016. Le previsioni per il 2017 e il 2018 sono confortanti.
A chi va il merito per i risultati raggiunti?
Agli imprenditori che non mollano. E anche al ministro De Vincenti, al quale si deve riconoscere visione e strategia. E ciò è attestato anche dalla istituzione delle Zone economiche speciali. Un risultato importante, dopo decenni in cui le Zone franche sono state argomenti teorici buoni solo ad alimentare uno sterile dibattito.