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C’è anche un avvocato napoletano tra gli indagati per la retata che ha portato questa mattina a 126 misure cautelari. L’Alleanza di Secondigliano, la confederazione di clan che raggruppa i Licciardi, i Contini, i Bosti, i Mallardo e i Rullo, era controllata da Maria Licciardi che è ancora irreperibile. Lo ha confermato anche il procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Giovanni Melillo, che ha spiegato come la cosca si era impadronita di una fetta economica e imprenditoriale della città. In particolare è stato scoperto che l’ospedale San Giovanni Bosco “era diventato la sede sociale dell’Alleanza di Secondigliano: gli uomini dei Contini controllavano il funzionamento dell’ospedale, dalle assunzioni, agli appalti, alle relazioni sindacali”, ha spietato Melillo. “Una vera e propria base logistica per trame delittuose, come per le truffe assicurative attraverso la predisposizione certificati medici falsi con il coinvolgimento anche di medici”. Secondo quanto accertato dall’indagine l’Alleanza di Secondigliano svolgeva anche una sorta di tutela sostitutiva dell’ordine pubblico, “nelle loro zone tutte le attività passavano al vaglio dei Contini”. Nei mesi scorsi documentato ruolo “oppressivo del clan sugli immigrati che risiedono nella zona del Vasto Arenaccia”, ha aggiunto il procuratore Melillo.