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Napoli – Quanto vale un voto? Quanto costa la libertà di votare? Per un candidato napoletano il voto ha lo stesso prezzo di una bottiglia di olio, un pacco di zucchero e uno di caffè, di una bottiglia di latte, un pacco di farina e due di pasta.

Sono questi gli “omaggi” che un candidato alle elezioni ha deciso di fornire ad alcuni concittadini in cambio di un semplice voto sulla scheda elettorale. La vecchia tradizione del voto di scambio ritorna e, invece di mazzette e favori, oggi il voto lo si compra con un “pacco” di generi alimentari.

A denunciare l’avvenimento, con tanto di foto, è il consigliere comunale di Napoli Claudio Cecere che, armato di disgusto e incredulità, ha denunciato il fatto.

In questi 10 anni di politica, posso dire di aver visto di tutto: gente che compra voti, altri che li vendono. Il costo del voto varia in base alla competizione politica, ci sono poi quelli che fanno millantato credito, coloro che fanno il porta a porta regalando banane e tanto tanto altro. Ho sempre pensato che erano quelli della vecchia politica”, commenta Cerere.

Stasera vi farò vedere una cosa che sa dell’incredibile – continua Cecere – Questo (in riferimento al pacco di generi alimentari) sicuramente si chiama voto di scambio; andare a casa delle persone e portare la cosiddetta ‘strenna natalizia’ con i santini del candidato all’interno della stessa. La cosa ancor più grave è che chi fa questo è uno giovane che dovrebbe rappresentarci nel prossimo futuro”.

Resto basito. E a te dico: laureati, lascia la politica, sei già marcio e dissociati dalla gentaglia a cui sei legato, ma soprattutto vergognati, la politica è sacrificio, stare vicino la gente (non nel mondo che intendi tu e i tuoi compari) e lavorare per il bene comune”, conclude severo il consigliere comunale.