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di Rosario Dello Iacovo

Quello che il Napoli di Conte farà sul campo ce lo dirà il tempo. Intanto, il tecnico salentino una partita l’ha già vinta, quella dell’entusiasmo. Il suo arrivo spazza via le recriminazioni per una stagione balorda che passerà alla storia come la peggiore difesa del titolo di sempre.

Il cambio di rotta viene fotografato repentinamente dal mutamento d’umore dei social. Via i musi lunghi e i mugugni e vai con i meme e i video celebrativi. Il consolidato copione di una città che oscilla costantemente tra la depressione e il trionfalismo.

L’ingaggio di Antonio Conte è un gesto oneroso e concreto. Dà finalmente un significato alle scuse che De Laurentiis rivolse ai tifosi il 29 dicembre come una sorta di augurio per il nuovo anno. Allora l’ammissione di responsabilità del presidente non trovò però riscontro nel mercato di riparazione. Fu il secondo capitolo di quello estivo con scelte confuse e inconcludenti. Non arrivò nessuno che davvero servisse nell’immediato.

Conte invece ha senso da diversi punti di vista. Sul piano tecnico perché grande motivatore in grado di recuperare calciatori che appaiono decotti e smarriti, il suo «Amma fatica’» suona già come un grido di battaglia. Come attrattore di mercato, per un Napoli senza coppe e dall’immagine sbiaditasi in un battito di ciglia. Sul piano “politico”, spegnendo sul nascere le braci della contestazione prima che siano divampate in incendio.

Conte è un sergente di ferro. Si moltiplicano in queste ore le testimonianze sulla durezza dei suoi allenamenti, unguento e balsamo per le orecchie dei tifosi convinti, a torto o ragione, che la squadra abbia giocato sempre di più al piccolo trotto via via che si avvicinava la fine della stagione.

Antonio Conte però ha fama di sergente di ferro anche nel rapporto con il club e questo piace ancora di più a una larga fetta della tifoseria che deve fare perennemente i conti con l’ipertrofico ego di Aurelio De Laurentiis, i cui sconfinamenti hanno toccato vette da record nel corso dell’ultima stagione.

Antonio Conte, l’asse con il nuovo ds Manna, il fido Lele Oriali figura di grande autorevolezza. È il tentativo di svolta manageriale per un club che aveva pensato invece di difendere lo scudetto confondendo l’organigramma societario con uno stato di famiglia. E questo inevitabilmente piace perché strutturare il club non è solo la più solida delle ammissioni di colpa, ma anche il rimedio pratico. La diagnosi e la cura.

Sta per iniziare il mercato, il tempo dei sogni. Conte lo seguirà da manager all’inglese come ha imparato a fare in Premier. Sa che non potrà chiedere top players incompatibili col fatturato del Napoli, ma ADL è altrettanto consapevole che non potrà rifilargli scommesse con un margine di rischio troppo elevato.

È a questa rinnovata consapevolezza e divisione dei compiti che i tifosi ancorano le speranze di una rinascita immediata. Conte è uno che vuole vincere sempre, Napoli una piazza che non vuole aspettare di nuovo trent’anni per vincere ancora. Potrebbe essere il matrimonio perfetto ripartendo da campo e sudore.

(foto dal profilo social SSC Napoli)