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Napoli – Sabato 9 novembre ore 21.00 va in scena per la prima volta a Napoli lo spettacolo Le sedie di Eugène Ionesco, per la regia di Giles Smith, interpretato da Caterina Casini e Fabio Mangolini, che si avvale della scenografia di Maria Inferrera, prodotto da Laboratori Permanenti. Una coppia, su un’isola raggiungibile soltanto in barca, prepara le sedie per una platea immaginaria alla quale rivelare le loro scoperte. Una commedia dai risvolti comici ed enigmatici che esplora il senso della vita, mescolando al dialogo naturalistico, giochi di prestigio, proiezioni suggestive, musica. Replica domenica 10 novembre ore 18. Info e prenotazioni al 3396666426 oppure all’indirizzo e-mail info@nuovoteatrosanita.it. Costo del biglietto intero 12 euro, ridotto (under 25 e over 65) 10 euro.

Un uomo e una donna siedono sotto una singola lampadina e un groviglio di sedie sospese al soffitto. Sono sposati, dicono, da 75 anni e si riuniscono ogni notte nella loro casa su un’isola solitaria per passare il tempo raccontando storie. Accanto ai due protagonisti vivono gli oggetti, le sedie, presenze indispensabili cariche di storie e rimembranze, segni del linguaggio destinati allo sguardo dello spettatore. Le sedie sono come vite sospese, come il nostro passato collettivo appeso a fili delicati. Questo testo del teatro dell’assurdo di Ionesco lascia un messaggio attuale sul nostro vivere o credere di vivere sempre alla ricerca di soluzioni epocali, attraverso i molti livelli di lettura che esso contiene all’interno della sua struttura drammaturgica, dai più immediati e comici a quelli più enigmatici e prospettici.

«Lo spettacolo è una commedia, ci sono alcune battute molto divertenti, ma è allo stesso tempo una nitida esplorazione di temi contemporanei» – si legge nelle note di regia di Giles Smith – «La produzione mischia naturalismo, momenti di fantasia, giochi di prestigio, musica e momenti di proiezione suggestive, per creare un mondo vivace e fragile di sogni, ricordi, speranze e paure, introducendo in modo innovativo e inaspettato il testo di Ionesco ad un pubblico che forse non l’avrebbe mai visto».