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Napoli – La Tirrenia abbandona Napoli e gli operai saranno costretti a trasferirsi al nord. Sono queste le conseguenze drammatiche del piano aziendale del gruppo Onorato che prevede la chiusura delle sedi di Napoli e Cagliari.

Dopo 83 anni (era il 21 dicembre del 1936 quando fu fondata) Tirrenia dice basta con Napoli. Una scelta a cui si oppongono subito tutte le principali sigle sindacali, Cgil, Cisl,Uil e Usb, con un duro comunicato contro il gruppo dell’armatore Vincenzo Onorato. Per i 65 dipendenti presenti nella sede di Napoli si prospetta il trasferimento a Portoferraio, Livorno o Milano. Ma guai ben peggiori ci saranno a settembre 2020 quando l’azienda prevederebbe di tagliare più di 1000 posti di lavoro.

Secondo Tirrenia si tratta di una mossa indispensabile in vista del prossimo mese di luglio quando scadrà la convenzione con il ministero dei Trasporti che vale ben 72 milioni di euro pubblici per le tasche dell’azienda. Il gruppo Onorato ha acquistato la Tirrenia, precedentemente azienda pubblica, nel 2012 e secondo le accuse dei sindacati ha usato i fondi statali per risanare la disastrosa situazione finanziaria di una delle aziende del gruppo, la “Moby”.

La situazione ora è tesa e ci sono tanti aspetti da chiarire. La vicenda è seguita molto da vicino anche dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, allarmata per l’andamento dei conti.