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L’ignoranza genera più fiducia della conoscenza”. (Charles Darwin)

Oltre un secolo fa, Charles Darwin, nell’opera “L’origine dell’uomo”, aveva affermato questa frase. Oggi potremmo partire da qui per parlare di un bias cognitivo molto diffuso ma poco conosciuto: l’effetto Dunning Kruger. Senza usare troppi tecnicismi, vediamo di cosa si tratta e perché è così attuale.

Com’è nato, innanzitutto, tale effetto?

Verso la metà degli anni ’90 a Pittsburgh, il quarantacinquenne McArthur Wheeler decise di rapinare due banche senza alcun travestimento, pur sapendo dell’esistenza di telecamere all’interno. Chiaramente fu riconosciuto e arrestato. Poco dopo si scoprì che non aveva indossato nessuna maschera perché convinto che il succo di limone di cui si era cosparso in precedenza lo avrebbe reso invisibile. Tempo prima, infatti, due amici, scherzando, gli avevano mostrato che, scrivendo su un foglio alcune parole e usando il succo, la scritta rimaneva invisibile fino a quando non la si avvicinava a una fonte di calore.

Così Wheeler, prima di recarsi in banca, fece una prova: si scattò una fotografia con una polaroid ma sbagliò mira e riprese il soffitto. Perciò nella fotografia non apparve e ciò, secondo lui, era la conferma di quanto gli amici gli avevano detto.

La storia arrivò alle orecchie del docente di psicologia della Cornell University, David Dunning, che avviò una serie di esperimenti con il collega Justin Kruger: insieme diedero vita all’effetto a noi conosciuto. Insieme sottoposero un gruppo di studenti a dei test su umorismo, grammatica e ragionamento logico. Prima di rispondere, gli studenti dovevano stimare il proprio livello di conoscenza in ognuno dei campi. I risultati, pubblicati nel 1999 nello studio intitolato “Incompetenti ed Inconsapevoli di Esserlo: Come la Difficoltà nel Riconoscere la Propria Incompetenza Porta ad Autovalutazioni non Veritiere”, furono sorprendenti: più una persona era incompetente, meno ne era consapevole. Al contrario, coloro che più sapevano, si sottovalutavano. Quest’ultimo fenomeno psicologico è conosciuto, invece, come Sindrome dell’Impostore, e coinvolge coloro che, nonostante capacità e competenze, non si sentono meritevoli dei successi ottenuti. Un errore che spesso deriva dall’eccessiva umiltà e, a volte, da una scarsa autostima che, inevitabilmente, incide su lavoro e vita privata.

In entrambi i casi si parla di Bias Cognitivi, errori di valutazione compiuti in maniera automatica.

Com’è possibile che si abbiano queste visioni distorte?

Perché, se non si possiedono anche minime competenze in un determinato ambito, non si possono fare stime realistiche delle proprie prestazioni e dei propri limiti.

È possibile uscirne?

Assolutamente sì. 

 

di Giovanna Fusco