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E così Taddeo non avrà più il suo amato fucile. Lo hanno disarmato, condannandolo a virare su altro per dare la caccia a Bugs Bunny. L’impresa di beccarlo, già improba prima, ora si farà impossibile. Lo si può leggere tra le righe nell’annuncio dei produttori della nuova serie Looney Tunes prossimamente in onda sulla piattaforma Hbo. Lo scopo è contrastare il fenomeno della violenza armata negli Stati Uniti: “Le armi da fuoco spariranno, resteranno la dinamite e altre armi di ogni tipo”, hanno fatto sapere. Che poi è un po’ come ritenere sbagliati i pugni, ma ammettere gli schiaffi.

E’ solo l’ultima dose di fluido versata nel fiume ormai in piena del politically correct, che a quanto pare alla Hbo hanno intenzione di navigare fino in fondo. Sempre nelle ultime ore l’emittente statunitense ha tolto dal catalogo “Via col Vento”, film cult e vincitore di ben 8 premi Oscar nel 1940 “perché rappresenta l’America razzista”. Impossibile non sorridere. Se la rappresenta oggi, a ottantuno anni dalla sua uscita, lo rappresentava anche ieri, nel 2000, nel 1990 e via dicendo.

Niente di cui stupirsi, sta accadendo qualcosa di già vissuto più e più volte: l’indignazione del dopo. E’ l’arte di cavalcare un sentimento sperando di fare proseliti, sfruttando la fertilità data da situazioni ben più gravi della scena di un film, di uno sviluppo narrativo o di un semplice frame che possano definirsi equivocabili. Persino i ‘Moretti’, dolci svizzeri, non si chiameranno più così. Il nome originale “Mohrenkoepfe” vuol dire “teste di moro” e nei decenni ha scatenato l’ira di tanti consumatori. Il produttore, sempre restio a decisioni drastiche, li ha ritirati dal mercato. Oggi. Casualità.

Suggestiona infine anche l’assalto alle statue di Cristoforo Colombo da parte dei manifestanti d’Oltreoceano. Suggestiona perché indigna (termine ricorrente). Basta dare uno sguardo ai giornali di tutto il mondo, con editorialisti meravigliati del fatto che la protesta antirazzista si sia trasformata in rivolta iconoclasta. Giudicare è semplice, capire lo è indubitabilmente meno. Dalla morte di George Floyd in poi le vittime degli scontri sono state più di venti, la protesta va avanti da tre settimane ed è animata da uno spirito solo lontanamente comprensibile a chi sentenzia sedendo comodamente in poltrona. Compreso me, che nel merito infatti taccio.