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Gliel’hanno servita sul piatto d’argento e lei non si è sottratta. Giorgia Meloni avrebbe potuto cavarsela molto meglio ma ha scelto di affidarsi ai suoi capisaldi. Quelli non si abbandonano, neanche davanti a un commento musicale. Se poi la canzone in questione è “Imagine” di John Lennon, inno alla pace ritenuto da decine di sondaggi ‘il brano del Novecento’, allora lo svarione diventa figuraccia. 

Nel corso della trasmissione ‘In Onda’ di La 7, condotta da Luca Telese e David Parenzo, la leader di Fratelli d’Italia è stata chiamata a dare un giudizio sulle parole di Susanna Ceccardi, esponente della Lega ed ex sindaco di Cascina che un paio di settimane fa aveva definito l’opera dell’ex componente dei Beatles “un brano marxista”. 

“Non è una canzone il cui testo mi appassiona – ha risposto la Meloni -; è l’inno dell’omologazione mondialista. Io francamente sto da un’altra parte. Per me l’identità è un valore. Se uno non capisse l’inglese la canzone sarebbe fantastica. Un mondo senza identità non è il mio prototipo. Senza identità siamo solo dei consumatori per le multinazionali che ci devono vendere lo stesso prodotto”. 

In effetti la canzone parla di uguaglianza, pace, tolleranza e amore incondizionato verso il prossimo, chiunque esso sia. Di abolizione dei confini intesa come apertura alla conoscenza reciproca. Di fratellanza e condivisione, di un mondo unito, condensato in una bolla primordiale. Un’utopia che non contempla alcuna visione ottusa su razze, generi e religioni. Nulla di più distante dal suo partito. 

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