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Ingrassati, ingobbiti e con una faccia da zombie. Secondo lo studio della società americana DirectApply saremo tutti così dopo 25 anni di smart-working. Una prospettiva poco edificante, considerato che il cambio di abitudini – secondo la ricerca – tenderà a consegnarci diverse patologie e sintomi: occhi arrossati o infiammati, obesità, problemi di calvizie, spalle gobbe, pancia. Un disastro. 

Nonostante questo il partito di chi preferisce lavorare da casa è piuttosto nutrito. E a dire il vero neanche si capisce come sia possibile elaborare una proiezione su qualcosa senza tener presente lo stile di vita di ciascun lavoratore. C’è chi, ad esempio, evitando lo spostamento in ufficio in questi mesi ha potuto ritagliarsi più tempo per fitness e cura del corpo diminuendo il carico di stress. 

Le abitudini alimentari di molti lavoratori sono addirittura migliorate con l’implementazione dello smart-working di pari passo con l’emergenza sanitaria. Nulla a che vedere con “Susan”, il prototipo elaborato proprio allo studio a stelle e strisce. Un avatar in versione femminile divenuto di tendenza nelle ultime ore: sguardo spento, sopracciglia folte, labbra emaciate, spalle curve, pancia evidente, capelli radi. Troppo brutto per essere vero. Un’esagerazione. O meglio, “un’americanata”.  

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