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Un ricordo agrodolce. Lothar Matthaus alza al cielo di Roma la coppa del Mondo. E’ l’8 luglio 1990, l’ultima Germania Ovest batte l’Argentina conquistando il suo terzo titolo iridato. Oggi la finale dell’Olimpico, definita ragionevolmente la più brutta della storia del calcio, compie 30 anni.

Si spalancano le porte della nostalgia, ma questa non è una novità. Quel Mondiale è ricordato dagli italiani come l’evento sportivo per eccellenza e al tempo stesso la delusione azzurra più grande, superiore anche a una mancata qualificazione alla fase finale.

Il brivido delle ‘notti magiche’ si trascina nel tempo e contagia persino chi non ha avuto il piacere di viverlo. I minuziosi e inebrianti ricordi di nonni e genitori sono la chiave giusta per riportare continuamente in vita quell’esperienza tra i più giovani. Il pubblico in festa, la danza di Roger Milla e la favola del Camerun, la follia del portiere colombiano Higuita, gli occhi di Totò Schillaci, i rigori del San Paolo con l’Italia di Vicini che si arrende all’Argentina consegnando a Maradona le lacrime amare della finale. Dettagli ed emozioni marchiate a fuoco nella storia del Paese, non solo dello sport. 

In questi 30 anni l’Italia non si è più dimostrata all’altezza di organizzare una manifestazione calcistica di quel tenore. Euro 2012 ci fu sottratto sul gong da Polonia e Ucraina, e la gara inaugurale dei prossimi Europei itineranti non può essere neanche avvicinata al lustro di un mese a tinte bianche rosse e verdi. Ecco perché i 30 anni di Italia 90 hanno un triplice effetto nostalgico. C’è nostalgia di quel Paese, di quell’entusiasmo e di quel calcio. Chissà se un giorno tutto tornerà, di certo quel Mondiale è reso iconico anche dall’epilogo, sancito dal discusso penalty segnato da Brehme. Era rigore oppure no? Una delle frasi preferite dagli italiani, una firma ben visibile su un mese memorabile.

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