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Lunedì sera il centrodestra guidato da Stefano Caldoro non riconoscerà il risultato delle elezioni regionali in Campania. La strategia, a quanto risulta ad Anteprima24.it, è già definita, e scatterà in caso di vittoria del presidente uscente Vincenzo De Luca, probabilmente con l’annuncio di ricorsi e battaglie legali (non direttamente da parte di Caldoro, ma di associazioni o altri soggetti). Ricostruiamo il filo di questa strategia.

Lo scorso 17 agosto, Caldoro scriveva una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo “poteri commissariali per gestire l’emergenza con maggiore efficacia e per tutelare la salute” e “sottrarre a chi lavora per il proprio consenso la gestione di una fase delicata”, evitando così che si configuri “un vulnus alla necessaria neutralità istituzionale che dev’essere garantita durante le elezioni”.

“Il mantenimento dei suddetti poteri emergenziali”, argomentava Caldoro, “nell’ambito delle Regioni coinvolte nella tornata elettorale è indubbiamente suscettibile di limitare e/o condizionare il libero esercizio del diritto di elettorato attivo e passivo, espressione della sovranità popolare, nonchè di alterare la par condicio tra i candidati, proprio in ragione dell’ampiezza della portata di tali poteri, nonché dell’incidenza della spesa connessa sui bilanci regionali, la cui composizione è, come è noto, destinata per circa l’80 per cento alla tutela della salute, che costituisce la principale giustificazione dell’adozione delle misure eccezionali”. Il riferimento del leader del centrodestra campano è al piano socioeconomico della Regione, con i contributi erogati per l’emergenza. “Basti pensare”, sottolineava Caldoro al Capo dello Stato, “al solo potere di limitare lo svolgimento di riunioni e manifestazioni pubbliche o la partecipazione alle stesse, idoneo ad influire negativamente sulla comunicazione con il corpo elettorale e finanche a restringere la mobilità dei candidati, il cui esercizio da parte del presidente di una Regione, coinvolto nella campagna elettorale, costituirebbe di per sé un vulnus alla necessaria neutralità istituzionale che dev’essere garantita durante le elezioni, nonché alla parità di trattamento tra gli aspiranti alla carica”.

Solo un ingenuo poteva pensare che un esponente politico come Caldoro, che ha avuto rilevanti responsabilità istituzionali, tirasse in ballo il Quirinale con leggerezza, o peggio ancora che sperasse davvero in un commissariamento di De Luca. In realtà, la lettera costituiva solo uno dei tasselli del percorso immaginato dal centrodestra.

Ieri, un altro elemento ha consolidato questa prospettiva. “In queste ore”, ha detto Caldoro, chiudendo la campagna elettorale, “ho raccolto davvero molta paura e preoccupazione da parte dei cittadini e in particolare dalle persone più anziane sul rischio che il seggio possa diventare un focolaio Covid. È una preoccupazione molto forte. Ho tentato di rassicurarli, ma non posso che registrare un’irresponsabilità da parte del governo e della Regione che non dicono e non fanno nulla. Non c’e un piano, nessuno rassicura nessuno. Immaginate: finiamo dopo tutte queste attenzioni”, ha aggiunto Caldoro, “di creare nei seggi una preoccupazione di focolaio. Dobbiamo immediatamente chiedere, io chiedo, al governo e alla Regione che non hanno fatto nulla per rassicurare i cittadini, cosa succede nel seggio. C’e il controllo della temperatura? Il termoscanner? C’è la sanificazione del seggio? Ci dicono come dobbiamo garantire la sicurezza? Di questo non ci si preoccupa, ma bisogna andare a votare in sicurezza. Siamo preoccupati che i cittadini non vengano informati, rassicurati. Speriamo che immediatamente questa rassicurazione ci sia, serve un piano concreto”. Dunque, salvo clamorosi imprevisti, il centrodestra lunedì sera non considererà chiusa la battaglia contro De Luca, e denuncerà l’alterazione del libero esercizio del voto.