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Il 18 gennaio 2014, nelle stanze della sede romana del Partito Democratico, veniva siglato quel patto politico che sarebbe passato alla storia come “Patto del Nazareno”. A stringersi la mano e suggellare l’accordo, l’allora segretario del Partito Democratico (di lì a breve futuro Presidente del Consiglio) Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Tra i punti del patto una serie di riforme fra cui quella del titolo V della parte II della Costituzione, la trasformazione del Senato in “Camera delle autonomie” e l’approvazione di una nuova legge elettorale.

Erano i giorni nei quali Matteo Renzi “teneva in pugno” il Paese e Forza Italia esercitava ancora la propria egemonia “politico – culturale” nell’area del centro – destra. Da quel giorno sono passati sei anni. Una vera e propria era geologica dati i tempi della politica. Tanto è cambiato, la geografia politica è profondamente mutata e i due leaders hanno visto ridursi drasticamente i rispettivi spazi di agibilità politica. Da un lato lo tsunami abbattutosi su Renzi all’indomani della sconfitta referendaria, dall’altro lato l’onda sovranista che ha travolto il “moderatismo” targato Cavaliere.

In buona sostanza, ad oggi, Renzi e Berlusconi si trovano costretti a giocare dai margini. Ma la politica, si sa, vive di un continuo divenire e offre comunque la possibilità di “riposizionarsi”. E il tema del riposizionamento, c’è da giurarci, starà da tempo turbando le notti di Renzi e Berlusconi. Renzi convive con la necessità di non mettere troppo presto la parola fine alla propria avventura politica e Berlusconi, seppure ormai avanti con gli anni, non vuole consegnare all’oblio quanto Forza Italia ha rappresentato negli ultimi anni. Dunque, che fare? La risposta è semplice: costruire un nuovo soggetto politico centrista in grado di essere attrattivo per quanti non si riconoscano nel binomio Pd – M5S e Lega – FdI. Certo, la somma di due debolezze raramente è in grado di produrre una forza, ma talvolta – anche in politica – è l’istinto di sopravvivenza a muovere le scelte.

Niente di formalizzato ad essere onesti, ma il processo politico ormai è già in atto. Più che le volontà dei leaders, però, a smuovere le acque sono le imminenti elezioni amministrative. 

In questo senso le elezioni regionali alle porte stanno imprimendo un’accelerata. In Campania, in particolare, la cosa sembra palesarsi in maniera evidente. E più che un nuovo soggetto politico, si profila lo svuotamento di FI a tutto vantaggio di Renzi.

Al netto della peculiarità del caso campano, con un De Luca dato per sicuro vincente e la consueta corsa a “salire sul carro del vincitore”, le adesioni a Italia Viva da parte di amministratori “azzurri” sono tante e tali da indurre evidentemente a una riflessione.

Di più, Forza Italia al cospetto di tale emorragia nicchia. Un po’ come a voler significare: ci lasciamo oggi per rincontrarci domani.  Sia chiaro, nessuno può spingersi a ipotizzare che il travaso di amministratori da Forza Italia a Italia Viva sia frutto di una scelta consapevole da parte dei vertici azzurri. Ma appare chiaro che se il processo di sfaldamento di Forza Italia – in atto da tempo sul piano nazionale – dovesse continuare, Italia Viva potrebbe diventare una sorta di approdo naturale per gli orfani di Berlusconi. E allora nessuna levata di scudi, qualche polemica più di forma che di sostanza, e poco male se le fila del partito di Renzi si ingrossano.

Del resto, perché minare le fondamenta di quella che un giorno potrebbe essere una casa comune?

“Forza Italia Viva”? Chissà.