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Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Science Advances e condotta negli Usa sotto la guida dell’italiana Elena Giorgi, che lavora nei Laboratori di Los Alamos, e di Feng Gao, della Duke University, potrebbe mettere la parola fine ai tanti complottismi nati attorno all’epidemia da Covid-19.

In effetti è da mesi che negli ambienti adusi alle “teorie del complotto” circola la tesi dell’origine artificiale del virus. C’è chi ritiene che esso sia stato “prodotto” per condurre una battaglia commerciale, chi pensa che il virus del Covid-19 sia stato creato per mettere in ginocchio la Cina, chi ancora che l’epidemia sia stata programmata a tavolino per imporre misure anti – democratiche funzionali a un nuovo ordine mondiale. Ad ogni modo, quale che sia la “teoria” che sottende al “complotto”, la storia è sempre la stessa: Sars Cov-2 è stato creato in laboratorio.

E’ di oggi però la notizia che il team di ricercatori guidati dalla Giorgi, analizzando le sequenze genetiche del virus del SarsCov-2, ha confermato che il suo parente più vicino è il coronavirus che infetta i pipistrelli, ma che ha acquisito la capacità di infettare l’uomo grazie a un frammento di materiale genetico recepito dal coronavirus che infetta il pangolino.

Le sequenze del coronavirus raccolte dai pangolini di cui discutiamo nel nostro studio – ha detto la Giorgi in una battuta rilasciata a Il Fatto Quotidiano  erano state già esaminate, tuttavia, la comunità scientifica era ancora divisa sul fatto che avessero avuto un ruolo nell’evoluzione di Sars Cov 2“.

Nella ricerca, ha continuato la Giorgi “abbiamo dimostrato che in effetti Sars Cov 2 ha una ricca storia evolutiva che include un rimpasto di materiale genetico tra coronavirus di pipistrello e di pangolino prima che acquisisse la sua capacità di saltare nell’uomo”. 

La capacità del virus di operare il salto di specie, così come spiegato dai ricercatori, risiede nel fatto che esso è in grado di legarsi alle cellule ospiti attraverso alterazioni del suo materiale genetico. Per ciò che concerne SarsCov-2 “è stato scoperto che nel coronavirus del pipistrello, il sito di legame della proteina spike, cioè la parte della proteina necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana, è diverso da quello di Sars Cov 2 e non può infettare in modo efficiente le cellule umane. I coronavirus tipici dei pangolini, invece, nonostante siano molto diversi da Sars Cov 2, contengono la parte della proteina spike necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana e che è importante per infettare l’uomo”.

In sostanza, l’importanza di questa ricerca – oltre a spiegare l’origine del nuovo coronavirus, e cioè un mix genetico ereditato  dai coronavirus di pipistrello e pangolino – risiede nel fatto che essa per spiegare la capacità del virus di attaccare e infettare l’uomo non ha bisogno di “ricorrere” a elementi che non siano compatibili con un  percorso assolutamente naturale.