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È indubbio che l’economia del Belpaese con la pandemia del Covid-19 in corso stia cambiando, e non di poco. I dati parlano chiaro e sono praticamente tutti al ribasso. D’altronde è evidente che l’emergenza sanitaria sta avendo un impatto diretto sull’economia italiana che arranca, fa fatica e preoccupa anche per i ritardi nell’istituzione dei fondi per i ristori ma anche per l’aumento di debito cui inevitabilmente si sta facendo ricorso. Tramite l’analisi di alcuni indicatori è possibile farsi un’idea dello stato di salute del sistema economico, partendo ovviamente dal lavoro per passare poi ad altri settori.

Il mercato del lavoro

Se prima il mercato del lavoro in Italia dava poche speranze, oggi è ancora peggio. Le ore di cassa integrazione sono aumentate di una cifra irripetibile: + 3760% ad aprile rispetto al mese di marzo. Su base annua, il mese di settembre secondo l’Istat fa registrare un incremento che tocca quasi gli 800 punti percentuali.

Sul tema occupazione, sono circa mezzo milione di italiani quelli che hanno perso il posto di lavoro tra febbraio e giugno, malgrado lo stop ai licenziamenti. Un timido segnale di ripresa si è registrato nel mese di luglio tra la fascia dei più giovani, probabilmente complice i lavori stagionali tipici dell’estate. Le assunzioni dopo una lenta ripresa, hanno subito un inevitabile secondo stop con l’aggravarsi della situazione sanitaria negli ultimi due mesi di ottobre e novembre.

Il settore turistico

Altro settore interessante da analizzare in vista della stagione invernale è sicuramente quello del turismo, da sempre trainante per l’economia italiana. Mai vista una stagione così pressoché priva di arrivi dall’estero. Infatti, quasi la totalità degli italiani secondo Federalberghi ha trascorso le vacanze estive in Italia, soprattutto in Emilia Romagna, Puglia e Sicilia. Ha fatto ben poco il bonus vacanze che è stato richiesto solo dal 23% degli italiani e utilizzato effettivamente solo dal 9% anche per difficoltà di adesione da parte degli albergatori. La stagione invernale per ora è tutta incognita con le regioni del nord Italia fortemente colpite dalla seconda ondata.

Altri settori in crisi

Non sono solo settori come il turismo ad esser in crisi ma anche altri comparti notoriamente trainanti: l’intrattenimento, la ristorazione, la mobilità, l’agricoltura. Anche moltissime realtà che compongono il tessuto industriale e della meccanica, migliaia di piccole e medie imprese locali come quella di arcostruzionimeccaniche.it, vere eccellenze del nostro paese, stanno subendo un rallentamento a causa della contrazione economica determinata dalla pandemia.

Con i cinema, i teatri e i musei chiusi è la flessione è evidente rispetto all’anno precedente. Nei mesi estivi dopo il primo lockdown, bar e ristoranti sono riusciti a cavarsela, nonostante una riduzione del 50% delle prenotazioni rispetto il 2019, ma le nuove regole hanno portato a un’altra bastonata con flessioni dell’80%.

Unico dato positivo di tutta la situazione riguarda l’inquinamento cittadino e atmosferico ha registrato un’incredibile diminuzione durante il lockdown. Sono però calati i consumi di energia elettrica tra marzo e maggio per riprendersi un po’ nell’estate e calare nuovamente negli ultimi periodi, complice il lockdown a macchie presente nelle principali città italiane come Milano.