Puntata 4
Il caso Sangiuliano-Boccia (LEGGI QUI) entra nel vivo, nel racconto in esclusiva alla nostra testata della protagonista. Ed ecco che scende in campo il premier Giorgia Meloni che parla del caso da Del Debbio prima e a Cernobbio poi.
La premier, ospite di Del Debbio, afferma che “il ministro l’ha rassicurata” e definisce Boccia semplicemente “questa persona”. Ma la Boccia smentisce pochi minuti dopo, e le sue pubblicazioni fanno il giro del mondo, costringendo il governo italiano in evidente imbarazzo: mentire in tv e farlo tra premier e ministro è inaccettabile.
A Cernobbio, la premier dice: “Ho un’altra idea di come una donna debba guadagnarsi il suo spazio nella società” — una frase che umilia Boccia pur non conoscendola.
È possibile che chi ricopre il massimo ruolo politico in Italia giudichi e denigri apertamente una cittadina sconosciuta? Che esempio si dà al popolo e alle nuove generazioni? Se tutti adottassimo lo stesso comportamento, quale società costruiamo?
Un ministro può permettersi di sperimentare una dittatura del disprezzo?
La Boccia osserva inoltre un dato emblematico: mentre Meloni attacca dall’alto, Boccia affronta le persone e le interviste in diretta, al contrario di chi si nasconde dietro uno schermo con video pre-registrati e nessun contraddittorio. È questa la lezione che un vertice politico vuole impartire?
Ci viene in mente la celebre frase del Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un c…” — un’arroganza che resta gravemente attuale.
Il filo rosso è chiaro: parla chi ha potere, silenzia chi invece meriterebbe di farsi ascoltare. Quando il bullismo parte dai vertici, significa che la violenza sociale è istituzionalizzata.