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La guerra finale ai libretti al portatore era partita il 4 luglio dello scorso anno e terminerà il mese prossimo. Questi strumenti di risparmio che per decenni hanno costituito una forma di “regalo” tra generazioni vecchie e nuove non potranno più essere emessi. Attenzione, perchè solo quelli non nominativi, ovvero non riconducibili ad alcun soggetto specifico, dovranno essere estinti. Così, chi è in possesso di questi strumenti di risparmio dovrà recarsi entro il 31 dicembre 2018 in banca o alle Poste e scegliere se incassare direttamente i propri risparmi, convertirli in libretti nominativi o trasferire l’importo su conto corrente o su un altro strumento. Oltre la scadenza fissata, i libretti al portatore saranno inutilizzabili; anche se banche e Poste saranno ancora obbligati a versare quanto dovuto a chi si presenterà, dovranno effettuare una comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze, che applicherà una sanzione amministrativa tra i 250 e i 500 euro al portatore “tardivo”. Sperando che non sia troppo tardi, poichè assegni, libretti di risparmio, conti e Polizze non movimentati per dieci anni sono già finiti nelle casse pubbliche, come previsto dalla norma approvata nel 2005; ad oggi i risparmi “dimenticati” ammontano a oltre 2 miliardi di euro.

Basti pensare che soltanto nel bilancio al 31 dicembre 2016 le Poste scrivevano una cosistenza dei libretti di risparmio per un valore di 119 miliardi (senza distinzione tra gli anonimi e i nominali). L’obbligo di estinzione è previsto dall’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 concernente misure di contrasto al riciclaggio.

E’ possibile scegliere una delle tre seguenti modalità di estinzione: chiedere la conversione del libretto al portatore in un libretto di risparmio nominativo; trasferire l’importo complessivo del saldo del libretto su un conto corrente o su altro strumento di risparmio nominativo; chiedere la liquidazione in contanti del saldo del libretto. Dunque il consiglio è di rispolverarli al più presto e correre agli istituti di credito.