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Neanche a un mafioso”. Così Mimmo Lucano una volta ascoltata la sentenza di condanna emessa ieri nei suoi confronti dal Tribunale di Locri. Tredici anni e due mesi di carcere: quasi il doppio di quanto richiesto dalla Procura. Incredibile. E infatti in tanti, ieri, nell’apprendere la notizia, hanno avuto la stessa reazione dell’ex sindaco di Riace: “Neanche a un mafioso”. Le sentenze della magistratura vanno rispettate, si dice. E chi dice il contrario. Si rispettano. Ma si commentano. E noi la commentiamo sorpresi, sbigottiti, esterrefatti. Una reazione a caldo? No. Col trascorrere delle ore i dubbi aumentano. Perché oggi persino la Procura, ovvero l’organo che ha indagato Lucano, si è detta “non soddisfatta per una condanna così dura”.
Ma sì, diciamolo. Senza remore, senza paura: a Lucano è stata inflitta una pena sproposita, abnorme, assurda. Per capirci: Luca Traini, autore dell’attentato di Macerata, un uomo che prese la propria pistola Glok e si mise a sparare a casaccio contro i giovani di colore che incontrava lungo la via, ferendone sei, di anni ne ha presi 12. Con un folle che tentò una strage, a conti fatti, la giustizia si è rivelata più clemente che con Lucano, un sindaco di un paesino calabrese di mille abitanti, dimenticato da tutto e tutti.
Eppure Lucano non ha provato a uccidere nessuno. Eppure Lucano non si è intascato – e a dirlo è stato il Gip – neanche un centesimo. Ha sbagliato? Secondo i giudici sì. Ne prendiamo atto. Ma è tollerabile un prezzo così alto, così salato? Interrogativi a cui nessuno risponderà e che alimenterà un vecchio e cattivo pensiero e cioè che la giustizia sia spesso forte con i deboli e deboli con i forti. Sì, perché il timore che a essere processato sia stato non un uomo ma un ‘modello’ di accoglienza e integrazione (peraltro studiato, citato e premiato in Europa e nel Mondo) c’è, inutile nasconderlo.
C’è l’appello, si dirà. Vero. E noi speriamo che la sentenza sia ribaltata. Anzi, facciamo così: diamolo per scontato. Lucano sarà assolto in appello. Tutto sistemato? No, non lo sarebbe. Perché nessuno pagherebbe il prezzo per una sentenza che davvero in pochi, in Italia, hanno capito. E perché niente potrebbe colmare quel senso di vuoto che ora accompagnerà il suo percorso. E un po’ anche il nostro.