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Decisamente un venerdì positivo quello trascorso ieri da Vincenzo De Luca. Il governatore della Regione Campania ha incassato in tarda serata (leggi qui) l’assoluzione nel processo Crescent, rafforzando così la sua posizione di comando a palazzo Santa Lucia. Ma non è tutto: da Presidente potrà continuare anche ad occuparsi di sanità.

Come riportato da numerose indiscrezioni di stampa, infatti, dal Quirinale è giunto il ‘niet’ alla norma che sanciva l’incompatibilità tra la figura di presidente della Regione e quella di commissario ad acta per la Sanità.

La norma, come riportato ieri (leggi qui), era contenuta nel decreto “Genova” (articolo 45) trasmesso giovedì alla Presidenza della Repubblica. Il provvedimento prevedeva la nomina di un altro commissario “con qualificate e comprovate professionalità nonché specifica esperienza di gestione sanitaria”.

Una disposizione che non troveremo nella versione definitiva del decreto che sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Non sarebbe “un caso straordinario di necessità e di urgenza”, unico presupposto capace di giustificare l’emanazione da parte del Governo di decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

L’incompatibilità avrebbe riguardato anche i presidenti delle regioni Lazio e Molise ma la prescrizione era stata subito ribattezzata “anti De Luca” perché abrogava il comma di una legge del 2016 – quella che per l’appunto aveva favorito la nomina dell’inquilino di palazzo Santa Lucia – marcata all’epoca “norma De Luca”.

Attenzione, però. La partita, assicurano i soliti bene informati, non è ancora chiusa. Sul punto il Movimento Cinque Stelle è pronto a rilanciare e l’incompatibilità ‘stralciata’ ieri da Mattarella dovrebbe essere riproposta a breve.