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Valva (Sa)- “Sono contento che a distanza di tre anni dalla morte di mio figlio e di altre persone innocenti siano arrivate le scuse dello Stato ai parenti delle vittime di Rigopiano, ma questo non basta. Lo Stato punisca i responsabili della tragedia”. Risponde così, al ministro della giustizia Alfonso Bonafede, dalla sua casa di Valva, Alessio Feniello, il papà di Stefano, il 28enne originario del salernitano, deceduto insieme ad altre 28 persone sotto le macerie dell’hotel Rigopiano di Farindola, in Abruzzo, travolto da una slavina la sera del 18 gennaio 2017.

A tre anni dall’anniversario della tragedia di Rigopiano che nei giorni scorsi, in occasione delle celebrazioni in ricordo delle vittime ha visto la presenza nella città di Penne in Abruzzo, del ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, esprimere la vicinanza ai parenti delle vittime e chiedere “scusa” a nome dello Stato alle mamme di Rigopiano, Alessio Feniello, spiega- “accettiamo le scuse del ministro Bonafede anche se quelle scuse doveva farle chi era seduto tra i banchi del governo nel 2017”.

“Scuse dello Stato” che al termine dell’incontro hanno spinto Maria Perilli, la madre di Stefano, a dialogare privatamente con il ministro della Giustizia. Un colloquio riservato durante il quale, la mamma di Stefano Feniello ha portato all’attenzione del ministro la condanna del marito al pagamento di una multa di circa cinque mila euro, per aver deposto dei fiori nel luogo in cui è morto il figlio, violando i sigilli dell’area sottoposta a sequestro.
“Io e mia moglie-conclude Feniello-abbiamo chiesto allo Stato sin dal primo giorno e continueremo a farlo, di vigilare sui processi su Rigopiano e alla magistratura di punire i responsabili affinché tragedie come questa non avvengano mai più”.

Una famiglia, quella di Stefano Feniello, che da tre anni, non smette di chiedere verità e giustizia per la morte di 29 persone, in attesa della decisione dei giudici del tribunale di Pescara che indaga su Rigopiano e le cui indagini vedono due filoni di inchiesta con decine di indagati per la tragedia tra cui figurano i nomi di uomini delle Istituzioni, politici, funzionari pubblici e forze dell’ordine, accusati a vario titolo, di omicidio plurimo colposo, falso, depistaggio, ecc., mentre sui processi al momento in fase preliminare sulla tragedia di Rigopiano, il Ministero della Giustizia si è costituito nei giorni scorsi come parte civile.
Verità e giustizia che chiede anche la città salernitana natia di Feniello, Valva, dove ieri sera il 28enne è stato ricordato presso la Chiesa di San Giacomo Apostolo.