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Ogni decisione che verrà presa sarà destinata a generare polemiche. La certezza, per il momento, è unicamente questa. Sul banco c’è il futuro delle scuole e degli studenti italiani. Il fronte è diviso, c’è chi spinge per riaprire gli istituti il prima possibile, avendo indicato anche la data del prossimo 9 dicembre, e chi invece auspica maggiore cautela, chiedendo di rinviare l’apertura al nuovo anno, dopo le festività natalizie. Difficile dire quali delle due correnti di pensiero abbia maggiore valenza rispetto all’altra, l’importante è che ogni decisione vada ponderata e presa nel bene di tutti, anche e soprattutto degli studenti.

Le scuole vanno riaperte quando ci sono le condizioni per riaprirle. Vediamo a che punto stanno, il 9 dicembre, i contagi”, fa sapere Paola De Micheli in un’intervista a Repubblica. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti apre a una nuova ipotesi, recuperare le ore perse in questi mesi tenendo le scuole aperte anche il sabato e la domenica. “Siamo in emergenza e credo sia necessario fare lezioni in presenza anche il sabato. Domenica? Queste sono decisioni che vanno condivise con tutto il governo, ma, dicevamo, siamo in emergenza e bisogna far cadere ogni tabù. Ce lo chiedono diverse Regioni. Anche gli orari delle attività produttive dovranno essere cambiati, cadenzati“.

L’importanza di rivedere gli alunni sui banchi è confermata anche da Ranieri Guerra, ma il direttore generale dell’Oms è cauto sulle tempistiche. “Non bisogna rischiare in questo momento per una riapertura che sia esclusivamente simbolica. Con i simboli non si controlla un’epidemia“, riporta l’Agi, “la nostra raccomandazione è sempre stata di ricorrere alla chiusura delle scuole come ultima spiaggia, nel momento in cui non si riesce più ad arrestare l’ondata epidemica. Siamo in una fase in cui, pur ammettendo il rischio della trasmissione all’interno delle scuole, ma soprattutto all’esterno, sono convinto che le scuole primarie debbano rimanere aperte e bisogna ricorre alle chiusure come ultima spiaggia“.

Apertura “simbolica” bocciata anche da Sandra Zampa, per la quale sarebbe più fattibile intervenire accorciando le vacanze estive. “La scuola è la priorità delle priorità, proprio per questo non si possono fare aperture simboliche ma bisogna essere preparati. Non sono tanto i contagi in classe, ma tutto quello che si muove intorno alla scuola. Si deve studiare poi un piano per far recuperare ai ragazzi quello che hanno perso fino ad ora, quindi prolungamento della scuola con vacanze più brevi“.

Il quesito al quale il Governo sarà chiamato a dare presto una risposta è dunque se aprire o meno le scuole prima del Natale. Giorni caldi attendono la squadra dei ministri, con in testa Lucia Azzolina. Sul tema si è espresso, infine, Domenico Arcuri: “Credo che ci sia un insormontabile vincolo organizzativo. Bisogna mettere a sistema i trasporti, la scuola ma soprattutto la responsabilità delle persone. In questo periodo mi vado convincendo che il virus non esca dalla scuola ma che sia entrato nella scuola per l’eccesso di mobilità e qualche volta per la normale volitività dei giovani”, è il pensiero del commissario straordinario per l’emergenza.